In Toscana, quasi un prodotto agricolo su due passa per mani straniere: circa 24mila lavoratori immigrati impiegati regolarmente assicurano tre milioni di giornate di lavoro l’anno, contribuendo alla produzione di olio, vino, frutta e altri prodotti tipici. Il 53% delle aziende agricole ricorre a manodopera straniera, soprattutto nei periodi di raccolta, e il fabbisogno futuro di lavoratori immigrati per il 2024-2028 è stimato al 31%, la percentuale più alta d’Italia.
Tuttavia, dietro l’etichetta di eccellenza si nascondono casi di sfruttamento e caporalato: nel 2024 a Livorno dieci persone sono state arrestate per aver impiegato illegalmente 67 lavoratori pakistani e bengalesi, mentre nel 2022 il progetto SATIS ha gestito oltre 200 segnalazioni di abusi in Toscana. Gli infortuni sul lavoro confermano la pericolosità del settore, con il 26% delle denunce riguardanti lavoratori stranieri e alcune morti registrate nel 2021.
In Toscana, progetti PNRR come quello di Castel del Piano mirano a superare i ghetti agricoli, ma rischiano ritardi burocratici. La Regione ha promosso iniziative informative e protocolli per contrastare lo sfruttamento, ma la contraddizione resta: la qualità dei prodotti DOP e IGP dipende da lavoratori spesso invisibili, costretti a vivere e lavorare in condizioni precarie.