Il Consiglio regionale della Toscana ha approvato all'unanimità una mozione a tutela dei lavoratori dello stabilimento Amom di Badia al Pino (Civitella in Val di Chiana, Arezzo).
L'atto d'indirizzo, inizialmente presentato da Francesco Casini (Casa riformista) e arrivato al voto dell'aula nel testo sostitutivo sottoscritto anche dalla consigliera Roberta Casini (Pd), esprime "massima solidarietà e sostegno a tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti nella procedura di licenziamento dello stabilimento" e impegna la Giunta regionale "a proseguire nel mettere in campo tutte le azioni istituzionali, politiche e amministrative utili a scongiurare i 70 licenziamenti annunciati da Amom S.p.A., a tutela dell'occupazione e del tessuto sociale della Val di Chiana; a ribadire la richiesta di ritiro o sospensione della procedura di licenziamento collettivo, favorendo l'apertura di un confronto reale e continuativo con l'azienda e le organizzazioni sindacali".
L'atto chiede alla Giunta di sostenere il ricorso ad ammortizzatori sociali straordinari che possano garantire continuità di reddito per i 70 dipendenti; a coinvolgere urgentemente il Governo nazionale per attivati tutti gli strumenti disponibili per la tutela del lavoro. La vicenda, ha dichiarato Francesco Casini nell'illustrazione della mozione, "riguarda non solo i 70 lavoratori, ma l'intero territorio della Val di Chiana e la Toscana tutta. La procedura di licenziamento collettivo è una decisione grave nel merito e ancor più inaccettabile per le modalità: la comunicazione avvenuta tramite una videochiamata, ha colpito la dignità delle persone coinvolte".
"Questa mozione mi vede direttamente coinvolto, perché l'imprenditore che circa sessant'anni fa creò quell'azienda è mio padre - ha detto Gabriele Veneri (Fdi) -. Nel 2022 ha deciso di cedere l'azienda" che "in quel momento aveva 120 dipendenti. È stata venduta con prospettive migliorative, come promesso dalla multinazionale. Poi, o per incapacità o per strategie che non conosco, le promesse non sono state mantenute. Oggi - ha concluso - i dipendenti rimasti sono stati licenziati in videochiamata, in una maniera vergognosa".
L'atto d'indirizzo, inizialmente presentato da Francesco Casini (Casa riformista) e arrivato al voto dell'aula nel testo sostitutivo sottoscritto anche dalla consigliera Roberta Casini (Pd), esprime "massima solidarietà e sostegno a tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti nella procedura di licenziamento dello stabilimento" e impegna la Giunta regionale "a proseguire nel mettere in campo tutte le azioni istituzionali, politiche e amministrative utili a scongiurare i 70 licenziamenti annunciati da Amom S.p.A., a tutela dell'occupazione e del tessuto sociale della Val di Chiana; a ribadire la richiesta di ritiro o sospensione della procedura di licenziamento collettivo, favorendo l'apertura di un confronto reale e continuativo con l'azienda e le organizzazioni sindacali".
L'atto chiede alla Giunta di sostenere il ricorso ad ammortizzatori sociali straordinari che possano garantire continuità di reddito per i 70 dipendenti; a coinvolgere urgentemente il Governo nazionale per attivati tutti gli strumenti disponibili per la tutela del lavoro. La vicenda, ha dichiarato Francesco Casini nell'illustrazione della mozione, "riguarda non solo i 70 lavoratori, ma l'intero territorio della Val di Chiana e la Toscana tutta. La procedura di licenziamento collettivo è una decisione grave nel merito e ancor più inaccettabile per le modalità: la comunicazione avvenuta tramite una videochiamata, ha colpito la dignità delle persone coinvolte".
"Questa mozione mi vede direttamente coinvolto, perché l'imprenditore che circa sessant'anni fa creò quell'azienda è mio padre - ha detto Gabriele Veneri (Fdi) -. Nel 2022 ha deciso di cedere l'azienda" che "in quel momento aveva 120 dipendenti. È stata venduta con prospettive migliorative, come promesso dalla multinazionale. Poi, o per incapacità o per strategie che non conosco, le promesse non sono state mantenute. Oggi - ha concluso - i dipendenti rimasti sono stati licenziati in videochiamata, in una maniera vergognosa".
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