"Il 27 gennaio non è solo memoria del dolore, è assunzione di responsabilità, responsabilità di vigilare quando qualcuno viene disumanizzato, responsabilità di reagire quando un diritto viene eroso, responsabilità di difendere la Costituzione non a parole, ma nelle scelte concrete, nelle scelte pubbliche, nei comportamenti quotidiani". E' quanto ha dichiarato Lorenzo Tombelli, presidente Aned Firenze, intervenuto oggi in Consiglio comunale nella parte dedicata alle celebrazioni per il Giorno della memoria. "Chi è stato nei lager non ci ha lasciato soltanto una testimonianza, ci ha consegnato un compito, fare in modo che nessuno essere umano sia più considerato di troppo - ha poi aggiunto - Se il giorno della memoria serve a qualcosa, serve a questo, a impedirci di diventare spettatori".
Prima del dibattito in aula sono intervenuti anche due studenti che hanno partecipato lo scorso anno al viaggio della memoria. "Un viaggio che mi ha totalmente cambiato la concezione della storia e della vita in generale", le parole di Bianca Morlino che ha visitato Dachau e Mauthausen, mentre Lorenzo Capanni ha sottolineato come "avevamo detto mai più, ma da 70 anni stiamo commettendo gli stessi errori".
In Consiglio comunale anche la testimonianza di Umberto Di Gioacchino, che a Firenze scampò da piccolissimo alla deportazione. "Una delle prime decisioni del rabbino Cassuto, che era mio zio, fu quella di nascondere i bambini. Io avevo due anni e fui affidato alle suore del convento di Santa Marta a Settignano, sotto la falsa forma di una povera ragazza abbandonata con un figlio che veniva a lasciare il frutto del peccato alle suore". Suore, "di cui non ricordo niente", ma che "si dice abbiano salvato un centinaio di ragazzi da zero a 12-13 anni" e che per questo "furono poi inserite nel libro dei Giusti", nonostante il convento fosse attaccato alla Casa del fascio. Poi il trasferimento in un cascinale a Colle di Compito in provincia di Lucca. "Tra i ricordi - ha raccontato - quello di un bombardamento che per me fu un bellissimo fuoco d'artificio. Forse i bambini riescono a trasformare tutto in bello".
Prima del dibattito in aula sono intervenuti anche due studenti che hanno partecipato lo scorso anno al viaggio della memoria. "Un viaggio che mi ha totalmente cambiato la concezione della storia e della vita in generale", le parole di Bianca Morlino che ha visitato Dachau e Mauthausen, mentre Lorenzo Capanni ha sottolineato come "avevamo detto mai più, ma da 70 anni stiamo commettendo gli stessi errori".
In Consiglio comunale anche la testimonianza di Umberto Di Gioacchino, che a Firenze scampò da piccolissimo alla deportazione. "Una delle prime decisioni del rabbino Cassuto, che era mio zio, fu quella di nascondere i bambini. Io avevo due anni e fui affidato alle suore del convento di Santa Marta a Settignano, sotto la falsa forma di una povera ragazza abbandonata con un figlio che veniva a lasciare il frutto del peccato alle suore". Suore, "di cui non ricordo niente", ma che "si dice abbiano salvato un centinaio di ragazzi da zero a 12-13 anni" e che per questo "furono poi inserite nel libro dei Giusti", nonostante il convento fosse attaccato alla Casa del fascio. Poi il trasferimento in un cascinale a Colle di Compito in provincia di Lucca. "Tra i ricordi - ha raccontato - quello di un bombardamento che per me fu un bellissimo fuoco d'artificio. Forse i bambini riescono a trasformare tutto in bello".
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)
Attiva i cookies
Attiva i cookies














