«Quando ho capito che ce l’avevo fatta? Mai. Guardando il mio conto corrente ho capito che qualcosa era cambiato, ma dentro sono rimasto lo stesso». Carlo Conti si racconta per la prima volta a Verissimo, ospite di Silvia Toffanin, in una lunga intervista-ritratto che attraversa vita privata e carriera, nel segno della normalità che il conduttore rivendica come sua più grande fortuna.
Al centro del racconto c’è l’amore per la madre Lolette, rimasta vedova quando lui aveva appena 18 mesi: «Fece mille lavori pur di tirarmi su». Poi la famiglia costruita con la moglie Francesca Vaccaro e il figlio Matteo, arrivato quando Conti aveva 50 anni: «È successo con la persona giusta, nel momento giusto».
Il direttore artistico del Festival di Sanremo ripercorre anche il suo percorso professionale, dal lavoro in banca – «facevo analisi di bilancio, una cosa noiosissima» – alla scelta di licenziarsi per inseguire le passioni: «Una mattina a Firenze mi chiesi perché dovessi fare ogni giorno una cosa che non mi piace. Il problema fu dirlo a mia madre: quando lo seppe, svenne».
Dalle radio locali alla televisione, fino ai grandi successi Rai, Conti sottolinea di aver vissuto «alti e bassi», senza mai perdere di vista il pubblico: «È l’unico riferimento. Dico grazie al pubblico che mi ha portato dove sono arrivato». Nessun rimpianto, neppure per i programmi andati meno bene: «In quel momento eri convinto di fare la cosa giusta. L’importante è crescere e migliorarsi».
Sereno anche il rapporto con le critiche: «Fanno parte del gioco». E sulla presunta rivalità con Gerry Scotti, chiarisce: «Tra noi c’è sempre stato rispetto e amicizia. Una delle gioie più grandi è stata averlo con Antonella Clerici accanto a me sul palco di Sanremo».
Soddisfatto della sua carriera, Conti ribadisce di non aver «mai rincorso nulla», nemmeno i sogni: «Ho lasciato che le cose arrivassero in modo naturale, meritandole». Guardando al futuro, si immagina così: «Un po’ più in relax, facendo ogni tanto qualcosa in tv se il pubblico lo vorrà, e godendomi il più possibile la famiglia».