Con l'amministrazione giudiziaria stabilita per Piazza Italia spa di Nola (Napoli), abbigliamento, dal Tribunale per le Misure di Prevenzione di Firenze, "finalmente si colpiscono i committenti - afferma il sindacato di base Sudd Cobas - ma gli operai che lo dicevano già anni fa si ritrovano sotto processo". Piazza Italia s.p.a. è accusata dalla procura di Prato di aver fatto confezionare per almeno tre anni abiti a due imprese gestite da cinesi indagati per sfruttamento del lavoro.
"Il primo sciopero in questa filiera lo facemmo nel 2022. E arrivò davanti alle vetrine del marchio a I Gigli. Quei lavoratori oggi hanno in mano una sentenza del tribunale del lavoro che riconosce contratti indeterminati e decine di migliaia di euro. Non hanno mai visto né uno straccio di contratto né tantomeno un euro. La confezione in cui lavoravano (12 ore al giorno per sette giorni) ha chiuso. E quelle stesse commesse sono tornate ad essere lavorate in qualche capannone anonimo dello sfruttamento prima di arrivare nelle vetrine di Piazza Italia".
Per Sudd Cobas "dalla vertenza de L'Alba e dall'esperimento del Tavolo di Filiera può iniziare una rivoluzione per le filiere della moda" e "il caso vuole che scriviamo queste righe mentre nel tribunale di Prato c'è l'udienza" del processo "che vede sotto accusa un sindacalista e un operaio della Texprint arrestati nel settembre 2021 durante lo sgombero della tenda piantata in piazza del Comune dagli operai", "il sindaco era Matteo Biffoni, che invocò lo sgombero a tutela della sua "sicurezza personale", dopo che gli operai Texprint (a cui da mesi il sindaco negava una semplice udienza) avevano osato chiedergli spiegazioni".
Chiara La Porta, capogruppo in Consiglio regionale di FdI, in una sua nota afferma che "il distretto parallelo di Prato è stato ignorato anni dalla sinistra" e che "l'inchiesta che ha portato all'amministrazione giudiziaria del marchio d'abbigliamento Piazza Italia è la prova di una realtà sotto gli occhi di tutti fatta di illegalità e di sfruttamento dei lavoratori", realtà "che da anni denunciamo a ogni livello. Aziende apri e chiudi, opifici abusivi, fabbriche dormitorio e un esercito di invisibili costretti a lavorare in condizioni di estremo sfruttamento se non di schiavitù. Un sistema marcio", "cresciuto grazie alla benevolenza, alla sottovalutazione fino all'indifferenza di una sinistra che si è voltata dall'altra parte. Un distretto parallelo che ignora sfacciatamente i diritti dei lavoratori, le nostre leggi. E infanga la tradizione tessile pratese e nazionale attaccando etichette di un Made in Italy che non è"
"Il primo sciopero in questa filiera lo facemmo nel 2022. E arrivò davanti alle vetrine del marchio a I Gigli. Quei lavoratori oggi hanno in mano una sentenza del tribunale del lavoro che riconosce contratti indeterminati e decine di migliaia di euro. Non hanno mai visto né uno straccio di contratto né tantomeno un euro. La confezione in cui lavoravano (12 ore al giorno per sette giorni) ha chiuso. E quelle stesse commesse sono tornate ad essere lavorate in qualche capannone anonimo dello sfruttamento prima di arrivare nelle vetrine di Piazza Italia".
Per Sudd Cobas "dalla vertenza de L'Alba e dall'esperimento del Tavolo di Filiera può iniziare una rivoluzione per le filiere della moda" e "il caso vuole che scriviamo queste righe mentre nel tribunale di Prato c'è l'udienza" del processo "che vede sotto accusa un sindacalista e un operaio della Texprint arrestati nel settembre 2021 durante lo sgombero della tenda piantata in piazza del Comune dagli operai", "il sindaco era Matteo Biffoni, che invocò lo sgombero a tutela della sua "sicurezza personale", dopo che gli operai Texprint (a cui da mesi il sindaco negava una semplice udienza) avevano osato chiedergli spiegazioni".
Chiara La Porta, capogruppo in Consiglio regionale di FdI, in una sua nota afferma che "il distretto parallelo di Prato è stato ignorato anni dalla sinistra" e che "l'inchiesta che ha portato all'amministrazione giudiziaria del marchio d'abbigliamento Piazza Italia è la prova di una realtà sotto gli occhi di tutti fatta di illegalità e di sfruttamento dei lavoratori", realtà "che da anni denunciamo a ogni livello. Aziende apri e chiudi, opifici abusivi, fabbriche dormitorio e un esercito di invisibili costretti a lavorare in condizioni di estremo sfruttamento se non di schiavitù. Un sistema marcio", "cresciuto grazie alla benevolenza, alla sottovalutazione fino all'indifferenza di una sinistra che si è voltata dall'altra parte. Un distretto parallelo che ignora sfacciatamente i diritti dei lavoratori, le nostre leggi. E infanga la tradizione tessile pratese e nazionale attaccando etichette di un Made in Italy che non è"
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