Cambi, punti persi e gol subiti: così salvarsi diventa complicato

La Fiorentina sta vivendo una stagione segnata da un problema strutturale: l’incapacità di difendere i vantaggi. In 24 giornate ha perso 22 punti da situazioni favorevoli, finendo al terz’ultimo posto. Nove partite raccontano questo spreco, con Pioli prima e Vanoli poi, a dimostrazione che il problema va oltre il cambio in panchina.

Quasi metà dei punti persi è arrivata nei minuti di recupero, segno di paura, cattiva gestione e fragilità mentale. Partite come quelle contro Cagliari e Torino seguono sempre lo stesso copione: reazione positiva, apparente controllo, poi blackout finale e pareggio o sconfitta allo scadere. Non è casualità, ma un’abitudine che pesa come una condanna.

Anche con Vanoli la situazione non è migliorata: vantaggi buttati contro Genoa, Sassuolo, Lazio, Milan e Torino. A questo si aggiungono scelte discutibili nei cambi, che spesso hanno abbassato troppo la squadra, regalando campo e inerzia agli avversari, come accaduto chiaramente contro il Torino.

Sul piano offensivo, i numeri aggravano il quadro: 27 gol segnati contro 37 xG, dieci reti “mancanti”. Kean è l’emblema del problema: molto coinvolto, ma poco concreto. L’attacco Kean–Piccoli–Gudmundsson, teoricamente devastante, ha prodotto solo 12 gol. Anche la sfortuna incide (12 pali), ma non basta a spiegare tutto.

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