Placido Domingo e Robert Powell, a loro il Premio Speciale “nel segno di Franco”

Ieri pomeriggio, nella splendida cornice dello storico Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, si è tenuta la cerimonia ufficiale del primo Premio Franco Zeffirelli. Per Firenze, un nuovo appuntamento di rilievo internazionale, a cadenza annuale, istituito dalla Fondazione Franco Zeffirelli e dal Trust Zeffirelli per il Centro Internazionale delle Arti e dello Spettacolo, con l’obiettivo di onorare e proseguire l’eredità artistica e culturale di una delle figure più influenti del Novecento.

Tra i premiati della prima edizione, due figure di livello mondiale come Placido Domingo e Robert Powell, che hanno ricevuto il Premio Speciale Franco Zeffirelli. Ma andiamo con ordine.

Placido Domingo
, grande tenore e direttore d’orchestra, è stato uno dei più importanti collaboratori di Franco Zeffirelli, con cui ha condiviso la realizzazione di allestimenti operistici, sia in ambito teatrale che cinematografico. È arrivato nel Salone dei Cinquecento accompagnato dalla moglie, Marta Ornelas (soprano d’opera, regista teatrale e designer messicana) e dalle istituzioni fiorentini, con la sindaca di Firenze Sara Funaro e il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani in primis. Dalla sua grande personalità, traspare il suo carisma ma anche il suo approccio gentile, evidenziato da un volto sempre sorridente. A lui è andato, come detto, il Premio Speciale Franco Zeffirelli. Premiato dalla sindaca Funaro, ha poi raccontato: “Ricordo la sua capacità di cogliere l’essenza vera dei grandi capolavori e di essere, allo stesso tempo, un innovatore. E quella sua ricerca della bellezza, ma mai fine a se stessa. Tutta la sua arte è un’eredità immensa che non tramonta mai. Aveva una visione completa della regia e quando i nostri personaggi e le scene erano solo dei meravigliosi bozzetti sulla carta, già li vedevamo prendere vita. Affrontava l’opera nella sua totalità e nessun dettaglio sfuggiva al suo controllo. Non era un carattere facile, ma era geniale». E sul premio: “ Questo Premio è l’omaggio a un genio dell’arte, un genio tutto italiano, anzi fiorentino, che ha reso immortale l’opera e a cui tutti noi dobbiamo dire grazie». Tra le opere dove Domingo ha lavorato con Zeffirelli, ci sono la Turandot, la Carmen, la Tosca, l’Otello e la La Traviata”.

Da un Maestro dell’Opera al un attore di statura internazionale, Robert Powell
. La sua figura, nell’immaginario collettivo, è indiscutibilmente legata alla magistrale interpretazione del Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli. Sono passati quasi 50 anni dall’uscita del celebre sceneggiato televisivo, e anche per Powell gli anni sono passati, ma osservando i suoi occhi pungenti e “celestiali” e i suoi tratti somatici, si palesa quel volto scarno, dolce e sofferente del Gesù da lui interpretato. Quel personaggio che lo ha reso famoso in tutto il mondo e che ha di fatto dato un volto a Gesù agli occhi del mondo. Anche lui, come Domingo, è arrivato nel Salone dei Cinquecento con la moglie Barbara Lord (anche lei attrice) ed è stato fin da subito di una disponibilità disarmante. Poi è salito sul palco e, premiato col Premio Speciale Franco Zeffirelli dal presidente della Regione Giani, ha detto: “Nella mia carriera ho ricevuto tanti premi, ma questo è il più importante di tutti. È speciale e ha un significato profondo, proprio perché è nel nome e nella memoria di Franco. E poi è anche molto bello. Sono estremamente grato”. E sul rapporto con Zeffirelli ha raccontato: “Siamo stati molto legati e siamo rimasti in contatto stretto fino alla sua scomparsa, nel 2019. Lui è stato padrino dei miei figli. E poi ricordo quando, d’estate, io e la mia famiglia andavamo da lui a Positano, nella splendida Costiera”. Poi torna indietro nel tempo, al Gesù di Nazareth, e svela: “Insieme decidemmo che non gli avrei dato alcuna caratterizzazione personale. Scelsi di mostrarmi come una tela bianca, che ogni spettatore avrebbe dipinto secondo la propria immaginazione”. Infine ha raccontato di aver donato i calzari che indossò quando interpretò Gesù, i chiodi della croce e la frusta usata per la flagellazione alla Fondazione Zeffirelli a Firenze, in modo che possano essere esposti. E sui calzari ha rivelato, sorridendo: “I sandali di Gesù sono state le scarpe più scomode che abbia mai portato. Sono dei pezzettini di cuoio sottile, che calzati sulle pietre calde della Tunisia e del Marocco non erano proprio una passeggiata. Mi piaceva dare un piccolo pezzetto di me, un frammento, come quel fango vivo che ancora c’è sotto quelle scarpe”.

Il figlio adottivo di Franco Zeffirelli nonché presidente della Fondazione Zeffrelli, Pippo
, ha ringraziato e assicurato: “Troveremo lo spazio per esporli nel museo della Fondazione Zeffirelli a Firenze”.

Il riconoscimento per la Regia è andato invece a Marco Bellocchio
, maestro del cinema italiano e internazionale, autore di film del calibro di I pugni in tasca, Il dramma sul caso Moro Buongiorno, notte, il ritratto di Tommaso Buscetta Il traditore e la recente serie Esterno notte. In arrivo, inoltre, una serie Portobello sul caso Tortora. Quando il regista è salito sul palco, premiato dall’assessora alla cultura della Regione Toscana, Cristina Manetti, ha detto: “Sono onorato di questo premio, è anche bello”. E su Zeffirelli ammette: “Non ho mai lavorato con lui, eravamo molto diversi. La mia ammirazione per lui non è stata immediata, avevamo idee differenti”.

Infine gli altri premi.

Il premio per i Costumi
è andato ad Ann Roth, leggenda del costume design, la cui carriera pluridecennale ha ridefinito il rapporto tra abito, psicologia del personaggio e verità scenica (sei volte candidata all’Oscar e vincitrice per Il paziente inglese e Ma Rainey's Black Bottom).

Il premio per la Scenografia
è andato a una coppia di vere e proprie artiste della scena: Sarah Greenwood e Katie Spencer (sette volte candidate all’Oscar, per titoli quali Espiazione, Anna Karenina, Barbie), celebrate per la capacità di coniugare ricostruzione storica, invenzione visiva e forza narrativa.
I riconoscimenti sono stati attribuiti da una giuria internazionale (identificata con il supporto della A.S.C. Associazione Scenografi, Costumisti, Arredatori Italiani), presieduta da Raimonda Gaetani, scenografa, costumista e art director italiana, e composta da Madeline Fontaine (costumista, Francia), Lindy Hemming (costumista, Regno Unito), Jean Rabasse (scenografo, Francia) e Inbal Weinberg (scenografa, Stati Uniti.


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