Dipendenti comunali e lavoratori esternalizzati, la macchina amministrativa di Firenze tra costi, servizi e piani di assunzione

Ogni giorno oltre 7.000 persone garantiscono il funzionamento del Comune di Firenze. Di queste, 4.136 sono dipendenti comunali a tempo indeterminato, affiancati da 3.423 lavoratori esterni tramite appalti e servizi, un numero che scende leggermente escludendo 362 stagionali e 90 addetti temporanei impiegati per circa quaranta giorni all’anno.

Costi e distribuzione del personale

  • Spesa per il personale di ruolo: circa 137 milioni di euro

  • Contratti a tempo determinato: circa 60 milioni di euro

  • Peso sul bilancio comunale: 20% della spesa corrente, che sfiora 900 milioni di euro

Le direzioni con più dipendenti interni sono Istruzione, Polizia municipale, Servizi sociali, Cultura e Sport e Patrimonio immobiliare. Sul fronte degli appalti, i settori più “pesanti” sono Servizi sociali e Istruzione, con circa 2.500 addetti esterni, che operano in musei civici, mense scolastiche, biblioteche, centri estivi, anagrafe, servizi legati alla mobilità e pulizie.

Piani futuri e relazioni sindacali

Per il 2026 è previsto un piano straordinario di assunzioni per compensare pensionamenti, trasferimenti e cessazioni di contratto, con l’obiettivo di rafforzare i servizi ai cittadini.

Flavio Gambini, segretario generale UIL FPL Toscana, sottolinea l’attenzione dell’amministrazione ai dipendenti: valorizzazione della professionalità, salario adeguato e un contratto nazionale per il personale museale in fase di rinnovo.

Dal punto di vista politico, il consigliere di Alessandro Draghi, Fratelli d’Italia, evidenzia l’importanza di considerare non solo i dipendenti diretti, ma anche i tremila lavoratori esternalizzati, spesso meno tutelati ma essenziali per i servizi cittadini.

Sintesi

Il funzionamento quotidiano di Palazzo Vecchio si regge su un equilibrio tra personale interno ed esternalizzato, con un sistema complesso ma integrato, che sarà rafforzato dal piano occupazionale del 2026 per garantire stabilità organizzativa e qualità dei servizi pubblici. Lo scrive la Nazione. 

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