Ma la limitatezza delle risorse ne complica l'erogazione

"Le attività culturali svolte in carcere sono molto apprezzate sia dai detenuti che dagli operatori", per cui "unanime" è "la richiesta da parte di detenuti e operatori di potenziare e rendere più strutturale l'offerta di questo importante segmento di attività trattamentali", ma "la limitatezza delle risorse, finanziarie e di personale" complica le cose. Lo afferma una ricerca promossa dalla Direzione cultura e sport della Regione Toscana con il supporto scientifico di Irpet.
    
"L'impatto principale percepito - si legge - è di tipo psicologico sull'autostima, i laboratori culturali favoriscono la ricostruzione della fiducia in sé stessi, e in questo modo facilitano anche la costruzione di nuove relazioni interpersonali e l'adozione di comportamenti socialmente accettabili. Più debole e indiretto è l'impatto sulla percezione dello stato di salute".

    
Tuttavia, evidenzia lo studio, "gli istituti penitenziari presentano forti limiti strutturali, con problemi di mancanza di spazi adeguati e di sovraffollamento, i detenuti stessi hanno spesso problemi di salute, non di rado legati alla condizione di tossicodipendenza, mentre la componente straniera ha ulteriori problemi di sradicamento culturale. La limitatezza delle risorse, finanziarie e di personale, e la forte rotazione degli utenti complicano l'erogazione delle attività".
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