"Firenze è tra le più esposte alla crisi in Medio Oriente" perché "la guerra minaccia la seconda provincia italiana per l'export nell'area" e "l'instabilità internazionale colpisce direttamente un territorio fortemente proiettato sui mercati globali". Lo evidenzia la presidente di Confartigianato Imprese Firenze, Serena Vavolo, in una nota che riporta dati dell'Ufficio Studi di Confartigianato in base ai quali nel 2025 l'export fiorentino verso i Paesi del Medio Oriente ha raggiunto 2,1 miliardi di euro, con una crescita del +36,9% rispetto al 2024. "Espansione che conferma la forte vocazione internazionale del tessuto produttivo fiorentino - commenta la Confartigianato fiorentina - ma che nel contesto attuale rischia di trasformarsi in fattore di fragilità per l'economia locale".
"Questa esposizione si riflette anche sull'economia complessiva del territorio: il valore dell'export verso l'area pesa per il 4,57% sul Pil provinciale - prosegue la nota - dato che colloca Firenze ben al di sopra della media nazionale e tra le province italiane maggiormente coinvolte nelle dinamiche economiche del Medio Oriente", "il rischio è che il conflitto in corso produce uno shock asimmetrico per il sistema produttivo locale e, in questo quadro, preoccupano in particolare i segnali di volatilità sui prezzi di gas, elettricità e gasolio registrati nelle rilevazioni di marzo 2026, l'aumento del costo dei prestiti alle imprese - cresciuto di 236 punti base tra il 2021 e il 2025 - e il rischio che la ripresa della produzione manifatturiera, tornata a salire nel terzo trimestre del 2025 dopo oltre due anni di flessione, possa essere compromessa dal nuovo scenario internazionale".
"La provincia di Firenze rischia di pagare il prezzo delle sue eccellenze e della loro apertura ai mercati mondiali - aggiunge Vavolo - È indispensabile un monitoraggio costante per evitare che questa crisi mini le fondamenta del il nostro tessuto produttivo in una fase di delicato rallentamento. Non possiamo ignorare che i segnali di prezzo e l'alta volatilità di questi giorni sono campanelli d'allarme che richiedono vigilanza per l'intera filiera".
"Questa esposizione si riflette anche sull'economia complessiva del territorio: il valore dell'export verso l'area pesa per il 4,57% sul Pil provinciale - prosegue la nota - dato che colloca Firenze ben al di sopra della media nazionale e tra le province italiane maggiormente coinvolte nelle dinamiche economiche del Medio Oriente", "il rischio è che il conflitto in corso produce uno shock asimmetrico per il sistema produttivo locale e, in questo quadro, preoccupano in particolare i segnali di volatilità sui prezzi di gas, elettricità e gasolio registrati nelle rilevazioni di marzo 2026, l'aumento del costo dei prestiti alle imprese - cresciuto di 236 punti base tra il 2021 e il 2025 - e il rischio che la ripresa della produzione manifatturiera, tornata a salire nel terzo trimestre del 2025 dopo oltre due anni di flessione, possa essere compromessa dal nuovo scenario internazionale".
"La provincia di Firenze rischia di pagare il prezzo delle sue eccellenze e della loro apertura ai mercati mondiali - aggiunge Vavolo - È indispensabile un monitoraggio costante per evitare che questa crisi mini le fondamenta del il nostro tessuto produttivo in una fase di delicato rallentamento. Non possiamo ignorare che i segnali di prezzo e l'alta volatilità di questi giorni sono campanelli d'allarme che richiedono vigilanza per l'intera filiera".
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)
Attiva i cookies
Attiva i cookies













