Per rilanciare l’economia regionale serve una nuova strategia fatta di integrazione, investimenti e qualità, afferma la Cgil

Il dibattito sulla proposta avanzata dal nuovo presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa Lapo Baroncelli di riconvertire il tessuto industriale toscano verso la difesa ha suscitato un dibattito piuttosto vivace.

Dopo che nei giorni scorsi sul tema si era espresso il segretario regionale di Uil Paolo Fantappiè, La Nazione raccoglie l’opinione anche dei sindacalisti di Cgil Alessandro Picchioni (segreteria Filctem Cgil) e Stefano Angelini (segretario generale Fiom Firenze-Prato-Pistoia). E l’opinione della Cgil non è favorevole alla riconversione industriale regionale verso il settore della difesa e della sicurezza.

Come spiegano al quotidiano, l’industria toscana più che una riconversione ha bisogno del rilancio di quella che ne rappresenta una delle più note e conosciute filiere, quella della moda: industrie, attività e saprei che nel corso degli anni hanno saputo distinguersi a livello internazionale ma che adesso, complice una congiuntura sfavorevole e un prolungato periodo di difficoltà, stanno attraversando momenti non certo facili.

Non solo la moda, dalla meccanica fino alle attività tradizionali, secondo i sindacalisti il comparto industriale toscano può superare il momento di difficoltà solo adottando un modello industriale a rete, che permetta di collegare l’una con l’altra le tante realtà aziendali presenti sul territorio: una strategia, spiegano al quotidiano i sindacalisti Cgil, che per forza di cose deve passare dalla qualità e dalla dignità del lavoro, dalla lotta al precariato e dagli investimenti sulla formazione.
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)

Attiva i cookies