'Il lavoro è dignità' e 'Basta cottimo, basta sfruttamento' è quanto scritto sui cartelli che hanno esposto alcuni dei rider che hanno partecipato all'assemblea-presidio in piazza Adua a Firenze nell'ambito della giornata di mobilitazione nazionale Cgil.
"Sono qui per chiedere se è possibile cambiare un po' i prezzi, un po' il lavoro oppure il contratto perchè noi lavoriamo tutta la giornata e guadagnano circa 1000 euro e da quei soldi dobbiamo pagare le tasse, il cibo, l'affitto, le medicine, le visite mediche, perchè le aziende non pagano nulla. Io - ha detto Mohamed, uno dei raider in piazza - pago una camera per me e mia moglie 600 euro e in casa siamo otto persone. Lavoro dalle 10 di mattina e prendo l'ultimo treno, dopo le 23 per tornare casa".
"Lavoro minimo dieci ore al giorno, ora guadagno meno, male. Guadagnare di più per me sarebbe meglio ho l'affitto da pagare, le spese di casa, l'abbonamento del treno per tornare la sera da mia moglie e dai miei figli", ha raccontato Oliur.
"A gennaio e febbraio ci sono state poche chiamate, così come in estate - racconta un altro rider -. A volte le distanze sono molto lunghe e noi per una consegna a 2 km di distanza dal punto in cui siamo guadagniamo pochi euro". I rider lamentano anche che a loro viene pagata la consegna ma non i tempi nei quali aspettano l'ordine o attendono all'esterno del locale per ricevere il cibo.
In piazza il sindacato ha fatto il punto della situazione su quanto sta accadendo. "I rider chiedono un lavoro più sicuro, delle paghe più alte, tutele per malattia, per maternità, paternità e quelle che sono le tutele tipiche di un lavoro qualsiasi che oggi in realtà viene gestito in modo diverso - ha detto Giulia Tagliaferri della Nidil Cgil Firenze -. Sono prevalentemente lavoratori autonomi ma alla fine il loro lavoro non è realmente autonomo ma è controllato da un algoritmo. L'indagine della procura di Milano ci dice una cosa molto importante che qui si parla di sfruttamento digitale, questo addirittura viene definito caporalato perchè la maggior parte di questi sono lavoratori stranieri, che provengono da paesi extraeuropei, sono lavoratori che hanno delle condizioni di bisogno molto particolari e quindi di per se sono anche in qualche modo ricattabili. Questo è quello che viene oggi contestato a Glovo e Deliveroo che sono sotto controllo giudiziario".
"Sono qui per chiedere se è possibile cambiare un po' i prezzi, un po' il lavoro oppure il contratto perchè noi lavoriamo tutta la giornata e guadagnano circa 1000 euro e da quei soldi dobbiamo pagare le tasse, il cibo, l'affitto, le medicine, le visite mediche, perchè le aziende non pagano nulla. Io - ha detto Mohamed, uno dei raider in piazza - pago una camera per me e mia moglie 600 euro e in casa siamo otto persone. Lavoro dalle 10 di mattina e prendo l'ultimo treno, dopo le 23 per tornare casa".
"Lavoro minimo dieci ore al giorno, ora guadagno meno, male. Guadagnare di più per me sarebbe meglio ho l'affitto da pagare, le spese di casa, l'abbonamento del treno per tornare la sera da mia moglie e dai miei figli", ha raccontato Oliur.
"A gennaio e febbraio ci sono state poche chiamate, così come in estate - racconta un altro rider -. A volte le distanze sono molto lunghe e noi per una consegna a 2 km di distanza dal punto in cui siamo guadagniamo pochi euro". I rider lamentano anche che a loro viene pagata la consegna ma non i tempi nei quali aspettano l'ordine o attendono all'esterno del locale per ricevere il cibo.
In piazza il sindacato ha fatto il punto della situazione su quanto sta accadendo. "I rider chiedono un lavoro più sicuro, delle paghe più alte, tutele per malattia, per maternità, paternità e quelle che sono le tutele tipiche di un lavoro qualsiasi che oggi in realtà viene gestito in modo diverso - ha detto Giulia Tagliaferri della Nidil Cgil Firenze -. Sono prevalentemente lavoratori autonomi ma alla fine il loro lavoro non è realmente autonomo ma è controllato da un algoritmo. L'indagine della procura di Milano ci dice una cosa molto importante che qui si parla di sfruttamento digitale, questo addirittura viene definito caporalato perchè la maggior parte di questi sono lavoratori stranieri, che provengono da paesi extraeuropei, sono lavoratori che hanno delle condizioni di bisogno molto particolari e quindi di per se sono anche in qualche modo ricattabili. Questo è quello che viene oggi contestato a Glovo e Deliveroo che sono sotto controllo giudiziario".
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)
Attiva i cookies
Attiva i cookies














