Il calo (-21,8%) è inferiore al dato nazionale. Agli estremi Prato (-20%) e Massa (-31,8%)

Oltre un negozio su cinque sparito dal 2012 al 2025 a Firenze, con una contrazione più marcata nel centro storico, ma con numeri inferiori rispetto al dato nazionale. Il capoluogo toscano fa registrare un -21,8% e si trova al 98/o posto sui 122 comuni analizzati dall'Osservatorio di Confcommercio, che registra una media del 25,6%.
    
Nel centro storico di Firenze le attività di vendita al dettaglio sono scese da 1.753 nel 2012 a 1.460 nel 2025 (-293), nel resto del territorio comunale da 3.256 a 2.566 (-690). In difficoltà soprattutto i negozi di abbigliamento e calzature, libri e giocattoli, edicole e mobili e ferramenti, su cui pesano i cambiamenti nelle abitudini di acquisto e anche la diminuzione dei residenti. Crescono invece le imprese di alloggio e ristorazione, passate da 1.200 nel 2012 a 1.520 nel 2025, mentre nel resto della città sono salite da 1.517 a 1.825. Ad aumentare sono specialmente i ristoranti, da 400 a 573 in centro, e le strutture ricettive extralberghiere, da 177 a 409, a testimonianza di un'economia sempre più orientata verso il turismo.

    
Il segno 'meno' interessa tutta la regione, seppur con percentuali piuttosto diverse. Ci sono oltre 11 punti di differenza tra la performance meno negativa, quella di Prato, con una perdita secca del 20% (104/a in Italia) e Massa, che registra un calo di imprese attive nel commercio al dettaglio del 31,6%, 18/a a livello nazionale. Appena meglio di Firenze fa Siena, -21,7% (99/a). Tra le 30 peggiori ci sono anche Livorno (28/a) e Pistoia (29/a) con una diminuzione, rispettivamente, del 29,8% e 29,5%. Numeri simili per Arezzo e Lucca, -28,8% e -28,5%, che si trovano al 38/o e 40/o posto, poi Grosseto in 50/a posizione con un saldo negativo del 26,9 e Pisa, 61/a con -26,2%, tutte al di sopra del dato italiano.

    
"La riduzione dei negozi nei centri storici è un segnale che non possiamo ignorare", commenta Franco Marinoni direttore di Confcommercio Toscana, che propone una serie di interventi nell'ambito del progetto Cities. Tra questi, "collegare in modo più stretto urbanistica e sviluppo economico, riconoscere le imprese di vicinato come attori del governo urbano, avviare strategie per recuperare e riattivare i locali sfitti, anche attraverso iniziative temporanee e nuove forme di utilizzo degli spazi".
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