La guerra in Medio Oriente potrebbe rappresentare un salasso per il settore manifatturiero fiorentino.
A scriverlo nero su bianco, in un instant report, è la Camera di Commercio di Firenze, che ha analizzato un campione di 294 aziende attive nel comparto con almeno cinque dipendenti: secondo le stime, la contrazione della produzione alla fine del primo trimestre di quest’anno è stimato fra l’1,5% e il 3%.
L’oscillazione, spiega la Camera di Commercio, è spiegabile sulla base dei possibili scenari di guerra che si potrebbero sviluppare nell’area, in particolare con riferimento al blocco dello stretto di Hormuz e l’interruzione dell’export di petrolio: qualora l’approvvigionamento non si dovesse interrompere, stima la Camera di Commercio, e il prezzo a barile dovesse rimanere fra i 90 e i 100 euro, il calo potrebbe arrivare intorno all’,17%.
Tuttavia lo scenario diventa più fosco se si analizza l’eventualità che il flusso venga del tutto interrotto: in questo caso il prezzo a barile arriverebbe ad oscillare fra i 100 e i 135 dollari, e allora la contrazione della produzione potrebbe arrivare fino al 2,89%.
“Monitoriamo costantemente l’evolversi della crisi che sta portando ad un evidente calo di fiducia degli imprenditori. Siamo pronti a mettere in atto tutte le misure possibili in collaborazione con le altre istituzioni che ringraziamo per la disponibilità mostrata verso il tessuto imprenditoriale colpito da questa grave crisi” spiega il presidente Massimo Manetti.
“L’economia fiorentina è esposta a tre diversi tipi di shock, che potrebbero sommarsi con conseguenze da valutare: uno shock energetico, il conseguente shock sui prezzi al consumo e di materie prime e lo shock sul commercio internazionale. Se l’aggravamento della crisi mediorientale dovese tendere a prolungarsi, ciò potrebbe realmente pesare sulle prospettive economiche” aggiunge il segretario generale Giuseppe Salvini.Condividi
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