Fra le varie conseguenze che la nuova guerra in Medio Oriente sta avendo sui mercati globali c’è quella dell’aumento del prezzo di oro e argento.
Un problema approfondito questa mattina da La Nazione, che basandosi sulle stime elaborate da Confesercenti afferma che nel giro di appena dieci anni, fra il 2016 e il 2026, il prezzo dell’oro è aumentato da 36 a quasi 150 euro.
Un aumento che non deve essere confuso come un vantaggio per le aziende e gli artigiani e attivi nel settore, specie per una realtà come quella fiorentina dove l’arte orafa rappresenta un’eccellenza del comparto e dove le botteghe attive sono diverse, con commissioni anche molto importanti proprio con i paesi del Medio Oriente.
Le tensioni internazionali, la chiusura dello stretto di Hormuz, l’incertezza legata allo sviluppo di una situazione ad oggi drammatica si ripercuote inevitabilmente sull’attività di queste botteghe: come spiegano diversi orafi e artigiani al quotidiano, il mercato mediorientale, in particolar modo dei paesi del Golfo, rappresenta uno sbocco importante per l’export.
La situazione che le aziende del comparto stanno vivendo è di grande incertezza, in un momento in cui uno dei mercati di riferimento dell’export scricchiola sotto i colpi della guerra.
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