"Federalberghi Firenze e Filcams Cgil Firenze hanno scelto di sottoscrivere unilateralmente un'intesa per il settore alberghiero della provincia di Firenze e che, a parer loro, dovrebbe sostituire il vigente Contratto integrativo territoriale applicato dalle società del settore turismo alberghiero che operano nella provincia di Firenze". Lo sottolineano Fisascat Cisl Firenze e Prato e Uiltucs Toscana - area di Firenze, che hanno invece deciso di non firmare, ritenendo che l'accordo non introduca tutele nuove né garanzie concrete ed esigibili per le lavoratrici ed i lavoratori del settore.
La decisione, spiegano in una nota, é arrivata al termine di un confronto lungo e complesso, che le due organizzazioni sindacali di categoria hanno teso fin da subito ad orientare per innovare ed aggiornare il contratto integrativo territoriale sottoscritto nel 2010. Nel corso della trattativa, Fisascat e Uiltucs hanno avanzato proposte per rafforzare l'esigibilità delle tutele su nodi centrali: stabilità del lavoro, gestione degli appalti e delle esternalizzazioni, sicurezza sul lavoro, misure contro la violenza di genere, ruolo delle relazioni sindacali e certezza sull'applicazione del Ccnl turismo.
Tali richieste, osservano ancora, non hanno trovato riscontro nel testo sottoscritto, che, lamentano, "non introduce alcun obbligo chiaro e vincolante di applicazione del Ccnl, né strumenti efficaci per garantirne il rispetto. Allo stesso modo, l'intesa non prevede limiti reali alle esternalizzazioni dei servizi, né obblighi di reinternalizzazione o tutele occupazionali nei cambi di appalto, finendo per legittimare assetti organizzativi già esistenti".
La scelta di sottoscrivere un accordo separato, osservano ancora, appare ancora più grave e contraddittoria in una fase, come quella attuale, in cui le stesse aziende continuano a dichiarare pubblicamente la difficoltà nel reperire personale. Senza qualità del lavoro, senza stabilità e senza possibilità di conciliare vita e lavoro, anche durante le domeniche e le festività, non esiste alcuna reale valorizzazione del settore.
"Dopo anni di discussioni sulle particolarità del turismo fiorentino ci aspettavamo più tutele - dichiarano Fisascat Cisl Firenze e Prato e Uiltucs Toscana - area di Firenze -. Invece si continua a inseguire la flessibilità senza nuovi diritti, rinunciando a valorizzare davvero il lavoro e le persone".
La decisione, spiegano in una nota, é arrivata al termine di un confronto lungo e complesso, che le due organizzazioni sindacali di categoria hanno teso fin da subito ad orientare per innovare ed aggiornare il contratto integrativo territoriale sottoscritto nel 2010. Nel corso della trattativa, Fisascat e Uiltucs hanno avanzato proposte per rafforzare l'esigibilità delle tutele su nodi centrali: stabilità del lavoro, gestione degli appalti e delle esternalizzazioni, sicurezza sul lavoro, misure contro la violenza di genere, ruolo delle relazioni sindacali e certezza sull'applicazione del Ccnl turismo.
Tali richieste, osservano ancora, non hanno trovato riscontro nel testo sottoscritto, che, lamentano, "non introduce alcun obbligo chiaro e vincolante di applicazione del Ccnl, né strumenti efficaci per garantirne il rispetto. Allo stesso modo, l'intesa non prevede limiti reali alle esternalizzazioni dei servizi, né obblighi di reinternalizzazione o tutele occupazionali nei cambi di appalto, finendo per legittimare assetti organizzativi già esistenti".
La scelta di sottoscrivere un accordo separato, osservano ancora, appare ancora più grave e contraddittoria in una fase, come quella attuale, in cui le stesse aziende continuano a dichiarare pubblicamente la difficoltà nel reperire personale. Senza qualità del lavoro, senza stabilità e senza possibilità di conciliare vita e lavoro, anche durante le domeniche e le festività, non esiste alcuna reale valorizzazione del settore.
"Dopo anni di discussioni sulle particolarità del turismo fiorentino ci aspettavamo più tutele - dichiarano Fisascat Cisl Firenze e Prato e Uiltucs Toscana - area di Firenze -. Invece si continua a inseguire la flessibilità senza nuovi diritti, rinunciando a valorizzare davvero il lavoro e le persone".
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