I dati elaborati nel rapporto Community Toscana da Thea Group

Oltre 76 miliardi di esportazioni (76,3) nel 2025, +21,3% rispetto all'anno precedente, primo posto in Italia nel rapporto export/Pil, pari al 53,1%. Sono i dati emersi dal rapporto Community Toscana di The European House Ambrosettii (Thea) Group, presentato oggi a Firenze al meeting annuale di Invest in Tuscany. Numeri che evidenziano anche una crescita del Pil, relativa al 2024, del 2,9% contro il 2,7 nazionale e una frenata per il 2025: +0,8 le stime.
    
Per l'export pesano soprattutto farmaceutico, metalli e moda. Primo mercato di sbocco gli Stati Uniti (12,4 miliardi di euro, 16,2% dell'export totale), elemento che però conferma la vulnerabilità rispetto alle politiche tariffarie in atto. La Toscana occupa poi il quarto posto a livello nazionale per nuovi investimenti esteri, attraendo capitali soprattutto da Francia, Usa e Germania. L'attitudine toscana ad attrarre e radicare imprese estere è confermata anche dai risultati del bando finanziato con risorse Fesr 2021-2027: 12 progetti presentati per complessivi 14 milioni di euro di investimento.

Positivo il mercato del lavoro: 4,4% il tasso di disoccupazione, tra i più bassi in Italia, ed un'occupazione femminile al 64,3% (quarti in Italia) . Criticità sono legate alla dinamica demografica (stimati 3,5 milioni di residenti al 2050) e al mismatch occupazionale che rende difficile coprire quasi il 50% delle assunzioni. La Regione, nel tentativo di invertire la tendenza, ha potenziato le Its Academy: da 24 percorsi nel 2020 a 67 nel biennio 2025/2026.

"Abbiamo voluto analizzare l'andamento dell'economia regionale a partire dal 2019 - spiega Pio Parma di Thea Group - per capire rispetto all'anno pre-pandemico cosa è andato meglio e cosa è andato peggio. L'analisi rivela un quadro molto positivo, nel 71% degli indicatori che abbiamo monitorato". Le criticità "sono legate al filone energetico, tenendo conto che consumiamo più di quello che produciamo" e a "una politica commerciale molto esposta verso gli Usa": "Occorre diversificare i mercati di sbocco e valutare eventualmente anche di produrre in loco per chi ha già degli stabilimenti produttivi all'estero".
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)

Attiva i cookies