Magari sì. Anche Pietro Comuzzo, quando è sceso in campo per la prima volta con la maglia della Fiorentina, aveva quella voglia di cambiare il mondo. Prendersi la Fiorentina, cucirsela addosso e non lasciarla mai.
Eppure, come in tutte le storie d’amore, non sempre le cose vanno come si vorrebbe. Una montagna russa di emozioni, fatta di alti e bassi, ha condizionato e non poco la stagione del giovane centrale viola.
Nel bar della difesa viola ci sono quattro centrali. Sugli sgabelli più alti siedono Marin Pongracic e Luca Ranieri, una coppia oggi considerata inamovibile per Paolo Vanoli. Solo due gol subiti nelle ultime tre partite: considerando l’andamento della stagione viola, un dato tutt’altro che trascurabile.
Sullo sgabello più basso, per ora, troviamo Daniele Rugani, che dopo la prestazione negativa di Udine sta lavorando per ritrovare la migliore condizione fisica, in attesa di capire quando Paolo Vanoli gli concederà un’altra opportunità.
Nel mezzo, sullo sgabello numero tre, c’è proprio Pietro Comuzzo. In una posizione di attesa, sospeso tra la possibilità di scalare le gerarchie e il rischio di restare nel limbo di un talento ancora inespresso.
A oggi, viene spontaneo chiedersi: che fine ha fatto Pietro Comuzzo?
La sua ultima partita da titolare risale a due mesi fa, nel 2-2 contro il Torino, un risultato che lascia ancora molto amaro in bocca. Da allora, per lui soltanto 62 minuti complessivi nelle ultime sei partite, con panchine intere contro Como e Cremonese. Un utilizzo ridotto, spesso nei minuti finali, in situazioni in cui la squadra deve abbassarsi e difendere il risultato.
In Conference League, invece, la storia cambia.
Dalla sfida dei gironi contro l’AEK Atene, Comuzzo è sempre partito titolare, giocando l’intere gare e ritagliandosi un ruolo importante nella competizione europea. Ora, con l’ingresso nella fase più delicata della stagione, dovrà essere bravo a difendere e conquistare il suo spazio. Anche perché, in difesa, Vanoli non ha molte alternative.
Tornando alla domanda iniziale: che fine ha fatto Comuzzo? Più che dei demeriti del giovane centrale, in questo momento pesano i meriti dell’ex capitano viola. Al di là dell’errore commesso su Pio Esposito, Ranieri si è ripreso con decisione il posto da titolare. E difficilmente, da qui a fine stagione, Vanoli cambierà qualcosa nelle sue scelte difensive.
Adesso, dunque, tutto è nelle mani di Pietro Comuzzo. Tocca a lui dimostrare che quel talento visto nei suoi primi mesi in prima squadra, e poi oscurato anche dalle tante voci di mercato, non sia svanito sotto il peso della pressione. E chissà che, un giorno, non sia proprio lui a cambiare il mondo che ruota attorno alla Fiorentina.
Eppure, come in tutte le storie d’amore, non sempre le cose vanno come si vorrebbe. Una montagna russa di emozioni, fatta di alti e bassi, ha condizionato e non poco la stagione del giovane centrale viola.
Nel bar della difesa viola ci sono quattro centrali. Sugli sgabelli più alti siedono Marin Pongracic e Luca Ranieri, una coppia oggi considerata inamovibile per Paolo Vanoli. Solo due gol subiti nelle ultime tre partite: considerando l’andamento della stagione viola, un dato tutt’altro che trascurabile.
Sullo sgabello più basso, per ora, troviamo Daniele Rugani, che dopo la prestazione negativa di Udine sta lavorando per ritrovare la migliore condizione fisica, in attesa di capire quando Paolo Vanoli gli concederà un’altra opportunità.
Nel mezzo, sullo sgabello numero tre, c’è proprio Pietro Comuzzo. In una posizione di attesa, sospeso tra la possibilità di scalare le gerarchie e il rischio di restare nel limbo di un talento ancora inespresso.
A oggi, viene spontaneo chiedersi: che fine ha fatto Pietro Comuzzo?
La sua ultima partita da titolare risale a due mesi fa, nel 2-2 contro il Torino, un risultato che lascia ancora molto amaro in bocca. Da allora, per lui soltanto 62 minuti complessivi nelle ultime sei partite, con panchine intere contro Como e Cremonese. Un utilizzo ridotto, spesso nei minuti finali, in situazioni in cui la squadra deve abbassarsi e difendere il risultato.
In Conference League, invece, la storia cambia.
Dalla sfida dei gironi contro l’AEK Atene, Comuzzo è sempre partito titolare, giocando l’intere gare e ritagliandosi un ruolo importante nella competizione europea. Ora, con l’ingresso nella fase più delicata della stagione, dovrà essere bravo a difendere e conquistare il suo spazio. Anche perché, in difesa, Vanoli non ha molte alternative.
Tornando alla domanda iniziale: che fine ha fatto Comuzzo? Più che dei demeriti del giovane centrale, in questo momento pesano i meriti dell’ex capitano viola. Al di là dell’errore commesso su Pio Esposito, Ranieri si è ripreso con decisione il posto da titolare. E difficilmente, da qui a fine stagione, Vanoli cambierà qualcosa nelle sue scelte difensive.
Adesso, dunque, tutto è nelle mani di Pietro Comuzzo. Tocca a lui dimostrare che quel talento visto nei suoi primi mesi in prima squadra, e poi oscurato anche dalle tante voci di mercato, non sia svanito sotto il peso della pressione. E chissà che, un giorno, non sia proprio lui a cambiare il mondo che ruota attorno alla Fiorentina.
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