La situazione di Albert Gudmundsson alla Fiorentina va oltre la semplice dimensione tattica e tocca aspetti umani e psicologici. Nonostante numeri positivi – 9 gol e 6 assist – l’islandese sembra vivere un momento di insofferenza, percepibile nell’atteggiamento e nel rapporto con l’ambiente. Una crepa emotiva che rischia di pesare più delle prestazioni stesse.
Nel frattempo, il ritorno di Manor Solomon riapre il dibattito sulle gerarchie offensive, creando abbondanza soprattutto sulla fascia sinistra. Paolo Vanoli si trova così a gestire un reparto ricco di opzioni ma anche di squilibri, con l’ipotesi di un cambio modulo – dal 4-3-3 al 4-2-3-1 – che potrebbe valorizzare tutti, in particolare Gudmundsson, riportandolo al centro del gioco.
La Fiorentina, però, non ha intenzione di mettere da parte il suo talento migliore. Dirigenza e allenatore vogliono sostenerlo e rilanciarlo, convinti che escluderlo sarebbe controproducente. Fino a fine stagione Gudmundsson resterà un punto centrale del progetto, in una squadra che si percepisce come una famiglia e che, proprio per questo, sceglie di non abbandonare nessuno.
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