"Dostoevskij diceva che la bellezza salverà il mondo, e diciamo che la bellezza ce la mette tutta per quello che che la riguarda, ma bisogna vedere cosa fa il mondo, perché noi dobbiamo chiederci se il mondo salverà la bellezza: questo è il grande interrogativo". Lo ha affermato Claudio Baglioni in occasione del talk 'L'armonia - Arte Ambiente Architettura' oggi a Firenze.
All'evento hanno partecipato anche la sindaca di Firenze Sara Funaro e la vicesindaca Paola Galgani, la soprintendente per Belle arti e Paesaggio di Firenze, Antonella Ranaldi, il presidente della Fondazione Architetti Firenze Egidio Raimondi, il presidente della fondazione Fabbrica Europa Luca Dini. "Forse non sono neanche settimane, ma sono anni - ha aggiunto Baglioni - che stiamo vivendo momenti complicati: gli artisti non hanno grandi capacità, in un ideale esercito non sono coloro che fanno le guerre buone, ma sono i trombettieri, quelli che suonano la carica".
Secondo il cantante "noi artisti facciamo un mestiere abbastanza effimero, nel senso che molte volte non serviamo davvero a niente, però ogni tanto possiamo cercare di creare queste occasioni, questi eventi. A volte va bene, a volte va meno bene, non tutti sono coronati dal successo, però questa motivazione mi ha portato sempre avanti, tant'è che anche tante cose fatte in questa città hanno seguito questo concetto, questa piccola ambizione".
Baglioni ha ricordato poi di aver ricevuto a Firenze il primo premio della sua vita: "Avevo 20 o 21 anni - ha raccontato - e a premiarmi fu una signora che oltre insomma a essere molto elegante, molto bella, era anche la moglie del direttore della casa discografica. Al momento del premio, lei arrivò con questo vestito lungo con una piccola codina, uno strascico, e non me n'ero accorto ma avevo messo il piede sullo strascico. E mentre andava via il vestito si ruppe completamente. Lei mi guardò con uno sguardo che io non dimenticherò mai, e con grande dignità andò via con una gamba nuda e una coperta: e io, siccome il direttore era del reparto estero, per 10 anni non ho mai avuto la possibilità di far tradurre i miei brani nei dischi".
All'evento hanno partecipato anche la sindaca di Firenze Sara Funaro e la vicesindaca Paola Galgani, la soprintendente per Belle arti e Paesaggio di Firenze, Antonella Ranaldi, il presidente della Fondazione Architetti Firenze Egidio Raimondi, il presidente della fondazione Fabbrica Europa Luca Dini. "Forse non sono neanche settimane, ma sono anni - ha aggiunto Baglioni - che stiamo vivendo momenti complicati: gli artisti non hanno grandi capacità, in un ideale esercito non sono coloro che fanno le guerre buone, ma sono i trombettieri, quelli che suonano la carica".
Secondo il cantante "noi artisti facciamo un mestiere abbastanza effimero, nel senso che molte volte non serviamo davvero a niente, però ogni tanto possiamo cercare di creare queste occasioni, questi eventi. A volte va bene, a volte va meno bene, non tutti sono coronati dal successo, però questa motivazione mi ha portato sempre avanti, tant'è che anche tante cose fatte in questa città hanno seguito questo concetto, questa piccola ambizione".
Baglioni ha ricordato poi di aver ricevuto a Firenze il primo premio della sua vita: "Avevo 20 o 21 anni - ha raccontato - e a premiarmi fu una signora che oltre insomma a essere molto elegante, molto bella, era anche la moglie del direttore della casa discografica. Al momento del premio, lei arrivò con questo vestito lungo con una piccola codina, uno strascico, e non me n'ero accorto ma avevo messo il piede sullo strascico. E mentre andava via il vestito si ruppe completamente. Lei mi guardò con uno sguardo che io non dimenticherò mai, e con grande dignità andò via con una gamba nuda e una coperta: e io, siccome il direttore era del reparto estero, per 10 anni non ho mai avuto la possibilità di far tradurre i miei brani nei dischi".
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