'Se vittime intimidazioni da parte di chi operato sotto lo schermo della P.R. Appalti'

Gli inquirenti toscani che hanno condotto l'inchiesta sulle presunte estorsioni con metodo mafioso nei subappalti edili hanno rivolto un invito a denunciate agli operatori "vittime di forme di intimidazione e coercizione da parte di coloro che hanno operato sotto lo schermo sociale della P.R. Appalti srl". Si tratta della società, con sede in Campania e "attiva nei subappalti pubblici e privati in vari cantieri del Centro Italia, inclusi lavori" finanziati col Pnrr che gli indagati avrebbero usato "come paravento legale per attuare un controllo gestionale di altre imprese mediante meccanismi intimidatori".
    
Denunciare, così in una nota della procura di Firenze, è l'"unico sistema per superare l'isolamento e il ricatto mafioso, nell'auspicio che" gli operatori economici "possano assumere consapevolezza che la collaborazione con lo Stato rappresenti ineguagliabile strumento per ottenere il ripristino della legalità nel mercato degli appalti e la tutela della libera iniziativa imprenditoriale".

    
Evidenziando come il richiamo, in un'intercettazione del principale indagato, "a una struttura militare pronta a subentrare nell'agire criminale garantiva agli indagati di spadroneggiare, cosicchè le azioni intimidatorie poste in essere hanno potuto esercitare assoluto assoggettamento negli imprenditori" minacciati, la procura spiega anche che i Carabinieri, durante l'inchiesta, hanno "assicurato una costante tutela alle vittime attraverso il monitoraggio preventivo e sistematico di ogni incontro a rischio tra le persone offese e gli indagati". Ci sono stati anche "interventi volti all'allontanamento fisico dei membri del sodalizio durante l'occupazione dei cantieri e alla prevenzione delle ritorsioni".
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