La procura prosegue gli accertamenti

L’inchiesta della Procura di Firenze sul cosiddetto “cubo nero”, sorto nell’area dell’ex Teatro Comunale di corso Italia, prosegue con nuovi avvisi a comparire rivolti a dirigenti dell’ufficio urbanistica di Palazzo Vecchio.

Gli interrogatori, secondo quanto ricostruito, si stanno svolgendo nell’ambito di un’indagine che coinvolgerebbe complessivamente una dozzina di indagati tra funzionari pubblici, membri di commissioni tecniche e soggetti privati.

Le contestazioni: falso, abuso edilizio e vincoli paesaggistici

Le ipotesi di reato al centro del procedimento includono falso ideologico, violazione delle norme paesaggistiche e abuso edilizio.

Alcuni dirigenti, assistiti dal proprio legale, si sarebbero avvalsi della facoltà di non rispondere agli interrogatori, riservandosi però di depositare memorie difensive per ricostruire la propria versione dei fatti relativi all’iter autorizzativo dell’immobile.

Due fasi dell’inchiesta: autorizzazioni e controlli successivi

L’indagine sembrerebbe concentrarsi su due momenti distinti: la fase autorizzativa iniziale, culminata nel 2020 con il via libera della commissione paesaggistica con prescrizioni sui materiali, e la fase successiva, aperta dopo la riemersione pubblica del caso, in cui sono emerse verifiche e contestazioni sul rispetto delle condizioni imposte.

Nel frattempo, anche la Guardia di Finanza avrebbe avviato accertamenti dall’origine dell’operazione urbanistica.

L’operazione immobiliare e il progetto

L’area dell’ex Teatro Comunale sarebbe passata attraverso diverse fasi di trasformazione: dopo il passaggio da Cassa Depositi e Prestiti alla società Hines, il cambio di destinazione d’uso in chiave ricettivo-abitativa ha consentito lo sviluppo del progetto immobiliare.

La progettazione è stata affidata allo studio dell’architetto Vittorio Grassi, con un intervento che ha suscitato forti discussioni pubbliche per l’impatto urbanistico ed estetico dell’edificio, divenuto noto come “cubo nero”.


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