A differenza di città come Parigi e Milano, dove i micro-appartamenti sono sempre più diffusi, a Firenze questo modello abitativo non si è affermato su larga scala. Il mercato locale è infatti condizionato da fattori urbanistici, storici e normativi che limitano la diffusione di abitazioni estremamente ridotte.
Il fenomeno più rilevante non riguarda i micro-appartamenti regolari, ma l’utilizzo di spazi come fondi, cantine e magazzini trasformati in alloggi senza adeguata abitabilità, spesso destinati agli affitti turistici. La legge prevede una superficie minima di 28 metri quadrati per l’abitabilità, oltre a requisiti igienico-sanitari e strutturali, ma in alcuni casi questi vincoli vengono aggirati.
Secondo operatori del settore immobiliare, a Firenze la diffusione delle “micro-case” è limitata rispetto ad altre grandi città europee, anche se esistono eccezioni legate a immobili storici di piccole dimensioni o a situazioni regolarizzate in passato tramite condoni edilizi.
Le recenti modifiche normative, come il cosiddetto “Decreto Salva Casa”, hanno introdotto alcune aperture sui requisiti abitativi, consentendo in specifiche condizioni la conformità anche con altezze inferiori agli standard tradizionali e superfici ridotte per monolocali.
Resta però centrale il tema dei controlli: il rispetto delle regole non riguarda solo le dimensioni minime, ma l’intero insieme dei requisiti di sicurezza e vivibilità, con particolare attenzione agli usi impropri degli immobili nel mercato degli affitti brevi. Lo scrive la Nazione.
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