Dopo tre anni di lavori, l'affresco è stato "sganciato" dal muro per proteggerlo dai movimenti strutturali e dagli sbalzi termici.

Si è concluso oggi a Firenze un delicato intervento di messa in sicurezza durato tre anni. Il capolavoro di Masaccio, la Trinità, situato nella Basilica di Santa Maria Novella, è stato finalmente protetto dai rischi strutturali che ne minacciavano l'integrità.

L’intervento: uno spazio per la libertà

Il cuore dell'operazione è stato lo "sganciamento" dell'opera dalla parete retrostante. La muratura originale presenta infatti una vecchia lesione che, unita alle variazioni di temperatura e umidità, causava micro-movimenti millimetrici.

Poiché l’affresco poggia su un supporto di legno e gesso, queste tensioni creavano pericolose crepe verticali sulla superficie pittorica. I restauratori hanno creato un'intercapedine tra il telaio e il muro:

  • Autonomia: L'opera può ora assestarsi indipendentemente dai movimenti della parete.

  • Ventilazione: Come spiegato dal restauratore Simone Vettori, adesso l'opera "respira", evitando compressioni fatali per il colore.

"Rivederla nella sua interezza dopo tre anni è stata un'emozione grande." — Frate Manuel Russo, Opera di Santa Maria Novella


Una storia di riscoperte

L'affresco, realizzato tra il 1424 e il 1425, ha vissuto una storia conservativa complessa:

  1. XVI Secolo: Giorgio Vasari lo coprì con un altare durante i rinnovamenti della chiesa.

  2. XIX Secolo: Fu riscoperto e staccato da Gaetano Bianchi, che lo montò su un supporto di canniccio.

  3. Anni '50: L'opera tornò finalmente nella sua collocazione originale nella navata occidentale.

Secondo la soprintendente Antonella Ranaldi, la Trinità rappresenta, insieme alla Cappella Brancacci, il punto di rottura rivoluzionario di Masaccio: il momento in cui la pittura acquisisce un realismo e una staticità scultorea senza precedenti.


Finanziamenti e tutela

L'operazione è stata resa possibile grazie al contributo del Ministero dell’Interno tramite il Fondo Edifici di Culto (FEC). Alessandro Tortorella, direttore del fondo, ha ribadito l'importanza della manutenzione straordinaria per quelli che ha definito "scrigni culturali" di proprietà dello Stato, sottolineando il legame storico del fondo con la città di Firenze, dove fu istituito nel 1866.

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