Presentato in Regione il volume “Voglia di Pici” di Ginanneschi e Perugini: un viaggio tra cucina di comunità, radici contadine e rilancio dei prodotti agroalimentari locali, tra memoria e prospettive future

Un tipo di pasta tipicamente toscano, particolarmente diffuso nelle zone della provincia di Siena e in certe parti del grossetano, che è diventato una sorta di marchio di fabbrica locale per un intero territorio. Sono i pici a cui Marco Ginanneschi, accademico dei Georgofili ed esperto di prodotti agroalimentari e Roberta Perugini, libraia impegnata nella valorizzazione della cucina toscana, hanno dedicato un libro. 'Voglia di Pici' il titolo del volume edito da I libri di Mompracem e presentato nella sede della presidenza della Regione Toscana dai due autori assieme a Michele Rossi, direttore del Gabinetto scientifico letterario Vieusseux e dalla giornalista Simona Bellocci.

"Dedicare attenzione al modo toscano di preparare i nostri prodotti agroalimentari - commenta il presidente della Toscana Eugenio Giani - è un segno di attenzione importante rivolto alle tradizioni regionali, che si mantengono vive anche ponendo cura a piatti semplici ma simbolici di una maniera di vivere e saper fare congeniale a questa terra. Scriverne, e poi mettere in pratica, aiuta a raccontare e far sapere quanto la Toscana è capace di tutelare le proprie radici e proiettarle nella modernità".

Ignorati dall'Artusi, che aveva altre idee sulla cucina 'nazionale', Ginanneschi e Perugini fanno dei pici oggetto di approfondita ricerca proponendone un racconto in sintonia con i tempi. "La preparazione dei pici è un atto di comunità - aggiunge Roberta Perugini - che si è perso nella nostra quotidianità. In realtà parliamo di un gesto semplice, dalla stesura della pasta alla "filatura" che chiunque può imparare a fare, trasformandolo, a suo modo, in un atto creativo". "I pici - aggiunge Ginanneschi - erano un mangiare ricco per i poveri. Nell'Ottocento la farina bianca non era facile da trovare ed era un lusso. L'uovo, se c'era, era un super lusso e chi ne aveva in genere passava direttamente alla tagliatella fatta in casa: era il pranzo della domenica per i signori". "La Toscana - afferma poi Ginanneschi - è la terza regione in Italia per numero di prodotti agroalimentari tradizionali: ne conta 468, due terzi dei quali sono recenti, e non abbiamo modo di valorizzarli tutti adeguatamente. I toscani mangiano toscano solo al 18% e con questi 468 prodotti potremmo in realtà portare quotidianamente sulle nostre tavole prodotti regionali fino al 50% di quel che prepariamo". "I prodotti agroalimentari si salvano - conclude Ginanneschi - se ritornano nelle nostre cucine e nelle nostre diete". 
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