Carlo Conti si racconta in un’intervista a partire dal suo nuovo libro per ragazzi, A pesca con il babbo, in cui usa la pesca come metafora del rapporto tra padre e figlio. Per lui pescare significa silenzio, attesa e tranquillità, ma anche condivisione: da esperienza solitaria è diventata un’attività da vivere con il figlio Matteo.
Conti riflette sul suo percorso familiare: è cresciuto senza padre, ma grazie alla madre Lolette non ha mai sentito davvero una mancanza. Ammette però che diventare genitore è “uno dei mestieri più difficili” e che, non avendo avuto un modello paterno, ha dovuto costruirsi da solo il proprio modo di esserlo.
Parla anche della sua filosofia di vita: autonomia, disciplina, poca retorica e un atteggiamento sereno verso successi e sconfitte. Dice di non lasciarsi mai troppo coinvolgere emotivamente dal lavoro e di aver rallentato la carriera per dedicarsi alla famiglia.
Sul piano personale, racconta di aver trovato la persona giusta con cui costruire una vita “dal noi all’io”, e di non avere paura dell’invecchiamento, che considera una fase di maggiore consapevolezza. Matteo, il figlio, appare simile a lui da piccolo: riservato e timido.
Infine, Conti sottolinea l’importanza della sincerità, del non prendersi troppo sul serio e del dare il giusto peso alle cose. Anche Sanremo, dice, è soprattutto divertimento, come una battuta di pesca che si conclude con il piacere del ritorno. Lo scrive la Nazione.
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