Il ritrovamento del giornalista Maurizio Sessa: uno spartito donato dal Maestro a un ammiraglio nel 1919 svela nuove tracce dell'opera incompiuta

A cento anni dalla prima assoluta di Turandot, un frammento musicale finora sconosciuto riemerge dal passato. Il giornalista e collezionista Maurizio Sessa ha presentato a Palazzo Vecchio il suo volume "L'orologio cinese di Turandot" (Edizioni Medicea Firenze), in cui rivela il ritrovamento di 16 battute inedite scritte di pugno da Giacomo Puccini. Non si tratta di un semplice autografo di cortesia, ma di una vera e propria struttura musicale in mi bemolle maggiore che anticipa le sonorità della sua ultima opera monumentale.

La storia dello spartito risale al maggio del 1919, quando Puccini si trovava a Firenze per l'allestimento del Trittico al Teatro della Pergola. Durante un incontro conviviale, il Maestro fece dono del manoscritto a Ulisse Olinto Cecconi, un ammiraglio livornese che aveva navigato a lungo nei mari della Cina. Le note, caratterizzate da un andamento "Allegro moderato" e basate su una scala pentatonica, rielaborano una melodia asiatica che lo scienziato avrebbe ascoltato dal rintocco di un orologio cinese, elemento che conferisce allo spartito un valore documentale straordinario.

Secondo l'analisi tecnica, le battute presentano cadenze tipiche che il pubblico avrebbe poi riconosciuto nella Turandot rappresentata alla Scala nel 1926. Il ritrovamento, avvenuto all'interno della collezione privata di Sessa, permette di ricostruire anche il legame affettivo del compositore con il territorio tra Firenze e Capalbio, luoghi dell'anima e della caccia. Come sottolineato dall'assessore alla cultura Giovanni Bettarini, la scoperta di 16 battute rappresenta un evento rarissimo, poiché restituisce non una citazione, ma una complessa e compiuta frase musicale pucciniana rimasta nell'ombra per oltre un secolo.

Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)

Attiva i cookies