Dal basilico 'tech' coltivato in serre idroponiche alle centraline per il monitoraggio dei dati agrometeorologici, fino ai sensori che 'leggono' lo stato di salute delle piante e supportano decisioni rapide e mirate: un'impresa ortofrutticola toscana su cinque è già entrata nell'era dell'agricoltura 5.0. L'obiettivo è ridurre l'utilizzo di fertilizzanti, acqua ed energia, coniugando sostenibilità e competitività e diminuendo la dipendenza dagli approvvigionamenti esterni. È quanto emerge, si spiega in una nota, dal primo censimento europeo sulla maturità digitale delle aziende agricole realizzato dal Polo innovazione agricoltura digitale di Coldiretti Next.
In Toscana le aziende specializzate nella produzione di ortaggi e frutta sono, secondo l'elaborazione dei dati Istat, oltre quattromila. Tra le imprese ortofrutticole digitalizzate, gli investimenti più diffusi riguardano l'ottimizzazione dei consumi energetici (26%) e idrici (26%), seguiti dalla riduzione dell'uso di fertilizzanti e agrofarmaci (25%). Rilevante anche la produzione di energia da fonti rinnovabili (18%), mentre più limitato è l'intervento sui costi di trasporto (5%). La necessità di ridurre gli input produttivi è resa ancora più evidente dall'impennata dei costi energetici legata alle tensioni internazionali, che ha fatto schizzare il prezzo dei fertilizzanti, come l'urea, arrivata a 865 euro a tonnellata rispetto ai 585 precedenti (+48%). In aumento anche il gasolio agricolo, passato da circa 0,85 euro/litro a 1,61 euro/litro dall'inizio dell'anno, si spiega ancora. L'innovazione passa anche dalle Tea, le nuove tecniche genomiche che consentono di intervenire in modo mirato sul Dna delle piante senza introdurre materiale genetico esterno, accelerando i processi naturali di adattamento e aumentando la resilienza ai cambiamenti climatici. Accanto alla digitalizzazione diventano sempre più strategici i contratti di filiera così come la rete dei mercati di Campagna Amica.
In Toscana le aziende specializzate nella produzione di ortaggi e frutta sono, secondo l'elaborazione dei dati Istat, oltre quattromila. Tra le imprese ortofrutticole digitalizzate, gli investimenti più diffusi riguardano l'ottimizzazione dei consumi energetici (26%) e idrici (26%), seguiti dalla riduzione dell'uso di fertilizzanti e agrofarmaci (25%). Rilevante anche la produzione di energia da fonti rinnovabili (18%), mentre più limitato è l'intervento sui costi di trasporto (5%). La necessità di ridurre gli input produttivi è resa ancora più evidente dall'impennata dei costi energetici legata alle tensioni internazionali, che ha fatto schizzare il prezzo dei fertilizzanti, come l'urea, arrivata a 865 euro a tonnellata rispetto ai 585 precedenti (+48%). In aumento anche il gasolio agricolo, passato da circa 0,85 euro/litro a 1,61 euro/litro dall'inizio dell'anno, si spiega ancora. L'innovazione passa anche dalle Tea, le nuove tecniche genomiche che consentono di intervenire in modo mirato sul Dna delle piante senza introdurre materiale genetico esterno, accelerando i processi naturali di adattamento e aumentando la resilienza ai cambiamenti climatici. Accanto alla digitalizzazione diventano sempre più strategici i contratti di filiera così come la rete dei mercati di Campagna Amica.
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