Difesa solida e sette risultati utili consecutivi, ma il finale racconta un’annata senza veri acuti

La Fiorentina ha trovato equilibrio, ma troppo tardi per cambiare davvero il senso della sua stagione.

I numeri delle ultime settimane sono chiari: sette partite senza sconfitte, tre vittorie e quattro pareggi, con appena tre gol subiti. Un rendimento che, nel mini-campionato dal 6 marzo a oggi, vale il quarto posto alle spalle di Juventus, Napoli e Lazio. Eppure, la sensazione è che tutto questo arrivi quando ormai c’è poco da chiedere al campionato.

Con sole quattro giornate ancora da giocare, la squadra viola ha già messo in sicurezza la propria posizione, senza però essere riuscita a costruire qualcosa di più. Una stagione che scivola via senza particolari sussulti, senza crolli ma anche senza veri picchi. Resta comunque un dato che merita attenzione: la crescita difensiva. Tre gol subiti nelle ultime sette gare rappresentano un cambio di passo evidente rispetto alla prima parte dell’anno. Solo la Juventus, nello stesso periodo, ha fatto meglio.

E poi i clean sheet: quattro nelle ultime sette partite, tanti quanti nelle precedenti ventisette giornate. Un segnale forte, che racconta di una squadra più compatta, più attenta, più capace di gestire le partite. Davanti si segna poco — otto gol nello stesso arco di gare — ma dietro la Fiorentina concede pochissimo. Ed è proprio questo equilibrio il tratto distintivo del finale di stagione.

Il problema, semmai, è il contesto. Perché questa solidità arriva quando i giochi, di fatto, sono già fatti. Senza pressioni di classifica, senza particolari obiettivi da inseguire, la Fiorentina sta mostrando una versione più matura di sé. Una squadra che oggi sbaglia meno, che si espone meno, che sa anche accontentarsi. Resta però il rammarico per quello che poteva essere e non è stato. Perché se questa continuità fosse arrivata prima, probabilmente il racconto della stagione sarebbe stato diverso.

Adesso restano quattro partite, utili più a dare continuità a questo momento che a cambiare davvero la classifica. E allora il finale diventa quasi un laboratorio: per consolidare certezze, per chiudere con dignità, e per provare a dare un senso a un’annata che, fin qui, ha detto poco.

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