Accolto il ricorso del Governo sulla competenza legislativa esclusiva sulla concorrenza

AGGIORNATA - "Siamo di fronte a un paradosso inaccettabile. Mentre l'inflazione morde e il lavoro povero diventa una piaga strutturale, il Governo invece di varare misure contro la precarietà, si impegna attivamente per smantellare le tutele costruite sui territori. Impugnare questa legge significa dire a migliaia di lavoratori che la loro dignità non è una priorità dello Stato". Così i consiglieri regionali Avs Lorenzo Falchi (capogruppo), Diletta Fallani e Massimiliano Ghimenti, dopo il pronunciamento della Consulta sulla legge toscana per il salario minimo negli appalti regionali.
    
"Il Governo Meloni non si limita a non fare nulla - aggiungono in una nota -: impedisce attivamente a chi vuole cambiare le cose di agire. Se le Regioni vengono frenate da limiti di competenza, allora è il momento che il Parlamento si assuma la responsabilità di una legge nazionale sul salario minimo. Non si può continuare a nascondersi dietro i tecnicismi giuridici per ignorare un'emergenza sociale che riguarda milioni di persone".

"Avrete pure cancellato la norma tramite un ricorso - concludono - ma non avete cancellato la necessità di un salario minimo. Anzi, questa opposizione ideologica della destra ci rende solo più chiaro il compito che abbiamo davanti: trovare ogni via istituzionale e politica per riaffermare questo principio. Non lasceremo che il diritto a una retribuzione dignitosa venga sacrificato sull'altare di un centralismo che punisce i lavoratori".

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AGGIORNATA - "Sul salario minimo negli appalti pubblici la Regione Toscana ha compiuto una scelta importante e di civiltà, a tutela dei lavoratori, aprendo una strada su un tema che era e resta centrale per il Paese. Prendiamo atto della sentenza della Corte costituzionale, che sulla base di aspetti formali ha dichiarato l'illegittimità della legge regionale, ma questo non cambia la sostanza: il tema del lavoro adeguatamente retribuito resta urgente e va affrontato. Questa decisione rende ancora più evidente la necessità di un intervento nazionale". Così Simone Bezzini, capogruppo Pd in Consiglio regionale, a margine della sentenza della Consulta sulla legge toscana sul salario minimo negli appalti regionali.
    
"In questi anni il Governo non ha voluto approvare una legge sul salario minimo ma adesso serve una risposta strutturale a partire dagli appalti pubblici -aggiuge in una nota -. Dalla Toscana, terra da sempre attenta ai diritti e all'innovazione sociale, continueremo a portare avanti il nostro impegno per la dignità del lavoro e la tutela dei diritti". 

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La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l'articolo 1 della legge 30/2025 della Regione Toscana che introduceva un criterio premiale di salario minimo orario di 9 euro nei contratti pubblici regionali. La sentenza accoglie il ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri per violazione della competenza legislativa esclusiva dello Stato sulla tutela della concorrenza.

La norma prevedeva che i bandi della Regione, dei suoi enti strumentali e delle Aziende sanitarie dovessero inserire quale criterio qualitativo premiale l'applicazione di un trattamento economico minimo non inferiore a 9 euro lordi.

La Corte Costituzionale ha ritenuto che l'introduzione di tali criterio, con particolare riguardo agli affidamenti ad alta intensità di manodopera, incida direttamente sull'esito delle gare e sulla scelta degli operatori economici, determinando una potenziale restrizione del mercato.
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