Confronto stamani sull'attività estrattiva, tema rilevante per l'economia regionale e sensibile per la comunità toscana. A Palazzo Strozzi Sacrati, sede della Regione a Firenze, si è svolto il convegno 'La Toscana delle attività estrattive', per "un punto condiviso di sensibilità e apporti in fase di piena attuazione sia della legge in materia, la normativa regionale 35/2015, sia del Piano regionale cave".
"Siamo riusciti a coinvolgere in una discussione componenti sociali e datoriali, mondo del lavoro e ambientalista, istituzioni. Tutti hanno compreso e accolto l'invito ad incontrarsi ogni anno per capire cosa accade nel settore, attraverso numeri e dati, i quali ci dicono che gli obiettivi di produzione sostenibile su cui si è costruita la filiera con il Piano regionale delle cave sono ancora validi - ha commentato l'assessore regionale a economia, turismo e agricoltura Leonardo Marras.
"Tutti hanno mostrato disponibilità a collaborare, anche all'ipotesi di rivedere le regole dell'organizzazione complessiva. Abbiamo già iniziato a semplificare alcune norme, che talvolta appesantiscono il processo e impediscono di agire in modo più tempestivo, cercando di coniugare sostenibilità ambientale ed economica e sicurezza del lavoro".
Il settore, secondo i dati forniti, conta in Toscana 280 cave attive, "numero leggermente diminuito nel corso degli ultimi anni e con maggior concentrazione nella zona Apuana". In lieve calo anche la produzione estrattiva - 2,7 milioni di mc di materiali da costruzione, 1,1 materiali industriali e 1,6 milioni di mc di materiali ornamentali - come anche gli addetti direttamente impiegati nelle imprese estrattive. Riguardo alla normativa la legge 35/2015 ha disciplinato il settore accentrando la pianificazione a livello regionale superando la frammentazione provinciale.
La legge, che ha avuto alcune modifiche, è stata attuata con l'approvazione, nel 2020, del Piano regionale cave, strumento di pianificazione territoriale con il quale la Regione persegue le finalità di tutela, valorizzazione, utilizzo dei materiali di cava in una prospettiva di sviluppo durevole e sostenibile, privilegiando il riuso dei materiali assimilabili.
Il Piano ha determinato il quadro di riferimento per l'individuazione da parte dei Comuni delle aree estrattive ed il rilascio delle relative autorizzazioni: interessa 135 comuni e nel 2025 è stata approvata una variante per la ridefinizione entro il 5% degli obiettivi di produzione sostenibile ed è oggetto di monitoraggio annuale. Nelle scorse settimane adottata una pdl di modifica della normativa 35/2015: interviene su alcune specifiche esigenze di semplificazione ed attuazione.
Tra i presenti al convegno la sindaca di Carrara Serena Arrighi che ha definito "la legge 35/2015 una buona legge": "Mentre Comuni limitrofi hanno scelto scorciatoie Carrara ha lavorato con serietà e impegno per applicare quanto previsto dalla" normativa, "abbiano lavorato per perseguire gli obiettivi alla base della legge la tutela del bene comune, l'aumento delle ricadute sul territorio, il superamento del ricatto occupazionale e, prima ancora, la sicurezza dei lavoratori".
In queste settimane poi "si sta definendo con la Camera di commercio il percorso per arrivare, anche grazie alle ultime disposizione europee, a un marchio Igp del marmo di Carrara, mentre con tutti i soggetti del territorio stiamo lavorando a un documento sulla sicurezza sui luoghi di lavoro".
"Siamo riusciti a coinvolgere in una discussione componenti sociali e datoriali, mondo del lavoro e ambientalista, istituzioni. Tutti hanno compreso e accolto l'invito ad incontrarsi ogni anno per capire cosa accade nel settore, attraverso numeri e dati, i quali ci dicono che gli obiettivi di produzione sostenibile su cui si è costruita la filiera con il Piano regionale delle cave sono ancora validi - ha commentato l'assessore regionale a economia, turismo e agricoltura Leonardo Marras.
"Tutti hanno mostrato disponibilità a collaborare, anche all'ipotesi di rivedere le regole dell'organizzazione complessiva. Abbiamo già iniziato a semplificare alcune norme, che talvolta appesantiscono il processo e impediscono di agire in modo più tempestivo, cercando di coniugare sostenibilità ambientale ed economica e sicurezza del lavoro".
Il settore, secondo i dati forniti, conta in Toscana 280 cave attive, "numero leggermente diminuito nel corso degli ultimi anni e con maggior concentrazione nella zona Apuana". In lieve calo anche la produzione estrattiva - 2,7 milioni di mc di materiali da costruzione, 1,1 materiali industriali e 1,6 milioni di mc di materiali ornamentali - come anche gli addetti direttamente impiegati nelle imprese estrattive. Riguardo alla normativa la legge 35/2015 ha disciplinato il settore accentrando la pianificazione a livello regionale superando la frammentazione provinciale.
La legge, che ha avuto alcune modifiche, è stata attuata con l'approvazione, nel 2020, del Piano regionale cave, strumento di pianificazione territoriale con il quale la Regione persegue le finalità di tutela, valorizzazione, utilizzo dei materiali di cava in una prospettiva di sviluppo durevole e sostenibile, privilegiando il riuso dei materiali assimilabili.
Il Piano ha determinato il quadro di riferimento per l'individuazione da parte dei Comuni delle aree estrattive ed il rilascio delle relative autorizzazioni: interessa 135 comuni e nel 2025 è stata approvata una variante per la ridefinizione entro il 5% degli obiettivi di produzione sostenibile ed è oggetto di monitoraggio annuale. Nelle scorse settimane adottata una pdl di modifica della normativa 35/2015: interviene su alcune specifiche esigenze di semplificazione ed attuazione.
Tra i presenti al convegno la sindaca di Carrara Serena Arrighi che ha definito "la legge 35/2015 una buona legge": "Mentre Comuni limitrofi hanno scelto scorciatoie Carrara ha lavorato con serietà e impegno per applicare quanto previsto dalla" normativa, "abbiano lavorato per perseguire gli obiettivi alla base della legge la tutela del bene comune, l'aumento delle ricadute sul territorio, il superamento del ricatto occupazionale e, prima ancora, la sicurezza dei lavoratori".
In queste settimane poi "si sta definendo con la Camera di commercio il percorso per arrivare, anche grazie alle ultime disposizione europee, a un marchio Igp del marmo di Carrara, mentre con tutti i soggetti del territorio stiamo lavorando a un documento sulla sicurezza sui luoghi di lavoro".
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