Negli ultimi decenni l’utenza degli alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP) in Toscana è profondamente cambiata. Lo racconta Simone Porzio della Cgil Toscana, evidenziando un’evoluzione sociale che ha modificato sia la composizione degli inquilini sia le caratteristiche degli alloggi.
Negli anni ’90, negli alloggi popolari vivevano soprattutto famiglie di lavoratori a basso reddito, spesso operai provenienti dal Sud Italia, con nuclei familiari numerosi. Con il tempo è aumentata la presenza di cittadini stranieri, inizialmente provenienti da Albania e Romania e successivamente dal Nord Africa, che oggi rappresentano circa il 15% degli assegnatari.
Parallelamente sono emerse tensioni sociali e si è modificata anche la struttura demografica: l’età media è cresciuta e molti alloggi sono oggi occupati da anziani soli, persone separate o nuclei monogenitoriali. Gli appartamenti di nuova costruzione sono infatti sempre più piccoli, adattati a famiglie ridotte.
Anche la condizione lavorativa degli inquilini è cambiata: si è passati da occupazioni stabili a situazioni più fragili, con lavori precari, disoccupazione o redditi sostenuti da pensioni familiari. Questo riflette la crescita dei cosiddetti “lavoratori poveri”.
Un altro elemento centrale è la riduzione delle risorse pubbliche destinate all’edilizia residenziale: con la fine del fondo GESCAL negli anni Duemila, il finanziamento degli alloggi popolari ha subito un forte ridimensionamento, contribuendo al rallentamento delle nuove costruzioni.
Infine, i canoni di affitto restano proporzionati al reddito e risultano oggi mediamente molto bassi, attorno ai 100 euro mensili, segno dell’aumento della fragilità economica delle famiglie assegnatarie e della crescente domanda di sostegno abitativo. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
Condividi
Attiva i cookies














