Uno studio commissionato dal Comune di Firenze all’Università di Firenze prova a dare un valore “scientifico” al suolo pubblico del centro storico, trasformando un tema tradizionalmente politico in un calcolo basato su dati economici, urbanistici e catastali.
L’analisi incrocia diversi indicatori: rendita unitaria delle diverse zone (ad esempio oltre 2.000 euro/m² annui nell’area di Ponte Vecchio, circa 1.800 in via Tornabuoni, fino a 400 in via Calimaruzza) e performance economiche di 64 attività con dehors nel centro, tra bar, ristoranti e hotel.
Dallo studio emerge che le imprese con dehors chiusi rappresentano il segmento più strutturato: aziende più grandi, fino a circa 60 addetti medi, con ricavi medi intorno ai 5 milioni di euro e una redditività (ROE) del 30%. Anche le occupazioni più semplici di suolo pubblico risultano comunque redditizie, con ROE medi attorno al 25%, mentre i dehors aperti si collocano in una posizione intermedia.
Per Palazzo Vecchio, questi dati serviranno a ricalibrare le tariffe del suolo pubblico, che oggi variano da poche migliaia di euro fino a circa 125 mila euro annui, per un gettito complessivo di circa 6 milioni. L’idea è differenziare maggiormente i canoni non solo per metri quadri, ma anche per zona e tipologia di occupazione, così da rendere il sistema più aderente ai valori reali degli spazi urbani e alle diverse forme di attività economica. Lo scrive Repubblica.
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