Sindacati e magistrati protestano: senza stabilizzazioni la macchina della giustizia rischia nuovi rallentamenti

Negli uffici giudiziari di Italia cresce la preoccupazione per la scadenza dei contratti dei lavoratori precari assunti con i fondi Pnrr. Dal 30 giugno, infatti, migliaia di addetti rischiano di restare senza lavoro, con possibili effetti pesanti sul funzionamento della giustizia.

Le figure coinvolte sono state inserite dopo la pandemia nell’ambito di un piano concordato con l’Unione europea per ridurre l’arretrato dei processi, digitalizzare le procedure e migliorare l’efficienza dei tribunali. Tra queste rientrano anche i professionisti dell’Ufficio per il processo, struttura nata per supportare i magistrati nella gestione delle udienze e nello smaltimento dei fascicoli arretrati.

Secondo i dati sindacali, nei tribunali toscani la carenza media di personale è già attorno al 30%, con punte molto più elevate in alcuni uffici. In particolare, in Corte d’Appello mancherebbe fino al 78% dei cancellieri esperti, mentre in altre strutture si registrano forti scoperture organiche.

Il presidio di protesta si è svolto davanti al Palazzo di giustizia di Firenze, dove la CGIL ha organizzato un flash mob insieme ai lavoratori per chiedere garanzie e stabilizzazioni.

La segretaria regionale delle funzioni centrali della Fp Cgil Toscana, Mirella Dato, ha sottolineato come la mancanza di investimenti sul personale rischi di compromettere il funzionamento stesso della giustizia, nonostante i risultati ottenuti nella riduzione degli arretrati grazie ai fondi Pnrr.

Anche esponenti della magistratura esprimono preoccupazione: secondo Barbara Fabbrini, la mancata stabilizzazione del personale metterebbe a rischio gli obiettivi concordati con l’Europa e l’efficienza complessiva del sistema giudiziario.

Il problema, avvertono sindacati e operatori del settore, non riguarda solo la Toscana ma l’intero Paese, dove le carenze di organico colpiscono numerose figure professionali chiave e rischiano di rallentare ulteriormente l’attività dei tribunali. Lo scrive Repubblica Firenze. 

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