L'Accademia delle Arti del Disegno ospita l'opera in tufo armeno che riflette sul nutrimento e sulla crisi della modernità

Il significato del "pane quotidiano" nel XXI secolo approda a Firenze attraverso la visione di Narine Arakelian. L'artista di origini armene presenta presso l'Accademia delle Arti del Disegno la mostra "Pane", un percorso espositivo che resterà aperto fino al 30 maggio e che mette al centro una monumentale scultura in tufo rosa proveniente dall'Armenia. L'opera si presenta suddivisa in tredici parti, un richiamo simbolico all'Ultima Cena e alla ritualità dell'Eucaristia, pur permettendo all'osservatore di percepirne l'unità originale.

La pietra, spezzata come se fosse cibo sacro, diventa nel lavoro di Arakelian una metafora del sacrificio e della ricerca di integrità. Sulla superficie della scultura non si trovano però solo richiami classici, ma un complesso sistema di segni ispirati alla cultura digitale. Simboli riconducibili alle criptovalute si intrecciano a citazioni universali come il celebre "to be or not to be" shakespeariano. Questi elementi, come spiegato dall'artista, non hanno una valenza decorativa ma servono a svelare una frattura contemporanea, agendo come segni di un credo in sistemi astratti che promettono sicurezza e libertà pur restando scollegati dalle reali condizioni materiali di vita.

Il progetto trae ispirazione dalla secolare architettura in pietra armena e dalle forme di Matera, luoghi dove il significato e il rifugio emergono dalla rimozione della materia piuttosto che dalla sua costruzione. Oltre alla scultura principale, l'esposizione include il video "Rinascita subconscia" del 2019 e una serie di opere recenti tra pittura e installazione. Secondo Cristina Acidini, presidente dell'Accademia, il lavoro di Arakelian comunica un'apprensione profonda ma anche fiducia nella resilienza umana, mentre la curatrice Inna Khegay sottolinea come la rassegna interroghi con forza il rapporto tra le risorse materiali della terra e i sistemi simbolici dell'era moderna.

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