Dagli esordi in tv da bambino ai social e al teatro vernacolare: il giovane artista toscano racconta il suo percorso tra tradizione popolare, comicità e nostalgia per una lingua che si sta perdendo

Il ritratto è quello di Gianmaria Vassallo, artista emergente che unisce comicità e teatro vernacolare fiorentino. Cresciuto tra Signa e Poggio a Caiano, racconta di aver iniziato a far ridere fin da bambino e di aver avuto un primo contatto con lo spettacolo già a nove anni, quando partecipò a un programma televisivo dopo una chiamata spontanea ai casting.

Il suo stile comico si basa su sketch e freddure in maschera, con forte uso del parlato toscano arcaico della Piana, influenzato dalla tradizione popolare e da autori come Riccardo Marasco. Vassallo rivendica questa lingua come patrimonio culturale da non disperdere, anche se oggi è costretto a confrontarsi con i social, che considera utili ma impoverenti per la qualità artistica.

Nel suo percorso cita anche incontri e collaborazioni con Leonardo Pieraccioni, oltre all’eredità della grande stagione comica toscana legata a Carlo Conti e ad altri artisti come Lorenzo Baglioni e Wikipedro, con cui avrebbe potuto formare una nuova “scuola fiorentina”.

Tra le sue influenze più alte indica il cinema di Vittorio De Sica e, tra i comici e attori toscani, nomina figure come Renzo Montagnani e Alessandro Benvenuti.

Nel racconto emerge anche un rapporto forte con Firenze e la Toscana: la nostalgia per una città meno turistica e più autentica, dove il fiorentino “graffiante” da bar e autobus sembra ormai sopravvivere solo in periferia o nella memoria. Per Vassallo, il suo lavoro è proprio quello di continuare a “macinare toscanità”, trasformandola in comicità contemporanea senza farla scomparire. Lo scrive la Nazione. 

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