In Toscana il sistema industriale continua a produrre ricchezza, ma con un crescente squilibrio nella sua distribuzione. È quanto emerge da un’analisi dell’Ires Toscana sui principali indicatori della manifattura regionale tra il 2015 e il 2024, che evidenzia un divario sempre più marcato tra profitti aziendali e retribuzioni.
Secondo lo studio, in dieci anni il valore della produzione industriale è cresciuto da 39,2 a 73,2 miliardi di euro (+86%), mentre gli utili netti sono aumentati di quasi il 70%, raggiungendo complessivamente circa 28 miliardi nel periodo. Anche la redditività del capitale (Ebitda) è cresciuta dell’87%.
A fronte di questi dati, però, la quota di valore aggiunto destinata al lavoro è scesa dal 58,3% al 53%. L’occupazione è aumentata del 14,7%, ma i salari reali risultano stagnanti o in calo in diversi settori industriali. Le retribuzioni lorde sono cresciute del 20,4% nel decennio, ma l’incremento netto medio nella manifattura è stato appena dell’1%, inferiore all’inflazione cumulata (+19,4%).
Il fenomeno riguarda diversi comparti, tra cui metalmeccanica, chimica, trasporti e carta, dove in alcuni casi i salari reali sono diminuiti. Anche settori forti come la moda (tessile, abbigliamento e pelle) mostrano dinamiche contrastanti: pur con utili complessivi pari a 10,4 miliardi, negli ultimi anni si sono registrati ricorso agli ammortizzatori sociali e chiusure di imprese.
Secondo i ricercatori Ires e Cgil, il modello economico regionale sta attraversando una fase di “terziarizzazione debole”, con crescita di servizi a basso valore aggiunto come turismo e cura della persona, mentre la manifattura tende a concentrare la ricchezza senza redistribuirla in modo adeguato.
Il risultato è un crescente squilibrio tra capitale e lavoro, che secondo l’analisi contribuisce anche alla fragilità occupazionale e all’emigrazione di giovani qualificati: oltre 28 mila under 35 hanno lasciato la Toscana tra il 2011 e il 2025. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
Condividi
Attiva i cookies














