Il 29 maggio 2026 a Palazzo Medici Riccardi

Un percorso vocale che viene da lontano da Ipazia a Edith Piaf, da Alda Merini, alle poetesse della Basilicata di oggi.
Donatella Alamprese le mette in fila senza ordine alfabetico e senza farne una catechesi, con la
certezza che il viaggio è ancora in corso.

Donatella Alamprese non sale sul palco per insegnare qualcosa a qualcuno, ma per far accomodare accanto a sé le donne che nei secoli hanno osato dire la loro anche quando quella voce è costata la vita.

Lo spettacolo che si intitola Le Voci di Eva è un viaggio lunghissimo che parte da Ipazia, la matematica e filosofa di Alessandria trucidata da chi non sopportava una donna capace di pensare, e arriva fino alle poetesse della Basilicata di oggi, passando per Edith Piaf che cantava l’amore come se fosse una ferita aperta e per Alda Merini che scriveva versi nell’ospedale psichiatrico come se quel recinto fosse il suo unico palcoscenico.

La condizione femminile nei millenni non è una linea dritta che va dal buio alla luce, ma un cerchio che si stringe e si allarga e si stringe ancora, e questo spettacolo lo racconta mettendo in fila donne vere senza mai trasformarle in statue o in eroine da cartolina.

Donatella Alamprese è una fiorentina d’adozione nata a Potenza, come la potenza della sua voce che passa dalla lirica al tango come chi cambia lingua senza tradire il senso di quello che dice, e per Le Voci di Eva Donatella canta in otto lingue diverse perché la voce delle donne è stata e continua a essere uguale dappertutto, anche se le loro parole hanno preso forme diverse a seconda del tempo e del luogo.

Tutto cominciò nel 2016, e da allora questo concerto-spettacolo è andato in Giappone, nelle Americhe, in Armenia, fino a calcare il palco dell’Expo di Osaka nel 2025, questo a conferma che la questione femminile non è una faccenda locale ma una ferita planetaria che nessuna esposizione universale può davvero celebrare senza un brivido di vergogna.

Sul palco con lei c’è sempre il chitarrista Marco Giacomini, che è anche il compagno della sua vita, e insieme fanno una cosa rara, in questo spettacolo non raccontano la donna come un problema da risolvere o un mistero da decifrare, ma come una persona che cucina, partorisce, scrive, pensa, si arrabbia, si innamora e qualche volta si ribella.

Le donne sono icone di potere e bellezza, ma il potere e la bellezza di cui parla Eva non sono quelli delle regine sui cavalli bianchi bensì quelli delle donne comuni che hanno continuato e continuano a camminare anche quando la strada risulta impervia, piena di divieti e ostacoli.

Il viaggio purtroppo è ancora in corso, e forse lo sarà ancora per molto, ma intanto Donatella Alamprese ha deciso che vale la pena fermarsi ad ascoltare e fare ascoltare quelle voci senza metterle in ordine alfabetico e senza trasformarle in una catechesi.

Riccardo Rescio
Firenze 9 maggio 2026


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