“I ragazzi non devono smettere di imparare i mestieri veri, quelli che tengono in piedi la società”. È questo il messaggio lanciato da Francesco Capecchi, titolare di Firenze Manutenzioni, società che gestisce le fughe di gas a Firenze per conto di Toscana Energia, realtà del gruppo Italgas.
Capecchi interviene dopo aver letto l’articolo pubblicato da La Nazione sui dieci mestieri più richiesti ma sempre meno scelti dai giovani.
“Secondo me – spiega – le istituzioni e il Comune dovrebbero fare più attenzione a questa situazione. Una volta esistevano scuole e percorsi che mandavano i ragazzi direttamente nelle aziende, nelle industrie, nelle ditte, a imparare sul campo. Oggi invece si fa tutto sulla carta, ma la carta da sola non basta”.
Per Capecchi, il problema non è il progresso o le nuove professioni digitali, ma il rischio di perdere competenze essenziali: “Va bene il computer, va bene il TikToker, va bene internet e YouTube. Però stanno sparendo lavori fondamentali. Se mancano i muratori, gli idraulici, gli elettricisti, poi la società si ferma”.
L’imprenditore fiorentino porta esempi concreti: “Dieci ingegneri da soli non fanno una casa. Dieci muratori e un ingegnere sì. Se si rompe un tubo in casa e non c’è più chi sa ripararlo, diventa un problema serio. Lo stesso vale per gli elettricisti: se nessuno sa sistemare un impianto o una presa in corto, poi rischia di andare a fuoco una casa”.
Secondo Capecchi, il valore dell’esperienza pratica è insostituibile. “La teoria è importante, ma il campo insegna tutto. Io vengo dalla gavetta. Ho iniziato facendo gli scavi, poi le fughe di gas, le manutenzioni, le congiunzioni sulle tubazioni, fino ad arrivare alla gestione dell’azienda. Tutto quello che so l’ho imparato lavorando”.
Nel suo intervento richiama anche figure professionali storiche oggi sempre più rare: “Lo scalpellino ormai i ragazzi non sanno nemmeno cosa sia. Eppure Firenze è nata anche grazie a questi mestieri. Se esistono strade come via dell’Arte della Lana, via dell’Arte della Seta o via Pellicceria, è perché c’erano scuole e botteghe che insegnavano un lavoro ai giovani”.
Capecchi sottolinea come la formazione pratica dovrebbe accompagnare anche gli studi universitari: “Chi studia ingegneria dovrebbe fare esperienza in un cantiere o in un’officina. Se studi edilizia devi stare in mezzo all’edilizia. Se studi meccanica devi entrare in fabbrica. La carta è buona, ma resta carta”.
Nel suo ragionamento c’è spazio anche per un paragone con il calcio di una volta: “Prima i campini erano pieni di ragazzi che giocavano per strada, imparavano lì. Oggi è tutto organizzato e preparato. Ma tanti grandi campioni, da Diego Armando Maradona a Pelé, sono cresciuti per strada. La strada insegna”.
Il messaggio finale è un invito ai giovani e alle famiglie a non sottovalutare i lavori manuali e artigianali: “Non bisogna lasciare morire mestieri come il pellicciaio, il cappellaio o tanti altri. Perché quando spariscono, la perdita è enorme. Un’azienda può andare male, si può anche fallire, ma se hai in mano un mestiere vero non muori mai di fame”.
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