Intervista a Giovanni Fittante

Abbiamo contattato Giovanni Fittante, ideatore di “Villa Vittoria Cultura” per parlare dell’edizione 2026.

Dopo il successo delle scorse stagioni, che cos’è oggi Villa Vittoria Cultura?
“Villa Vittoria Cultura oggi è molto più di una rassegna. È diventata una comunità culturale stabile, un luogo riconoscibile nel panorama fiorentino dove idee, sensibilità e mondi diversi possono incontrarsi liberamente. In sei anni abbiamo realizzato oltre 170 eventi, coinvolgendo migliaia di persone, ma il dato più importante è un altro: aver dimostrato che anche uno spazio legato all’intrattenimento può diventare un vero laboratorio culturale e civile”.
 
Lei ha definito la stagione 2026 con due parole: “continuità e innovazione”. Perché?
“Perché credo siano le due dimensioni che oggi la cultura debba tenere insieme. Continuità significa consolidare una comunità che negli anni si è riconosciuta in questo progetto, mantenendo qualità, libertà e profondità del confronto. Innovazione significa invece avere il coraggio di interrogare il presente, affrontare temi contemporanei e aprire nuovi linguaggi senza mai perdere il senso della bellezza e della riflessione”.
 
Quanto conta il rapporto con le istituzioni e i partner culturali?
“È fondamentale. Villa Vittoria Cultura esiste anche grazie a importanti sinergie istituzionali e culturali. La collaborazione con Firenze Fiera e con il suo Presidente Lorenzo Becattini ci permette di trasformare questi spazi in luoghi vivi e aperti alla città. Allo stesso modo, la partnership con la Fondazione Spadolini Nuova Antologia, guidata da Cosimo Ceccuti, garantisce profondità storica e qualità scientifica alla programmazione. A questo si aggiungono i patrocini della Regione Toscana, del Comune di Firenze e della Città Metropolitana, che rafforzano il valore pubblico del progetto”.
 
La stagione si aprirà con Vannino Chiti e un titolo molto forte: “La democrazia sopravviverà a questo secolo?”. Una scelta volutamente provocatoria?
“Assolutamente sì, ma nel senso più alto del termine. La cultura deve avere anche il compito di porre domande scomode e profonde. Quella di Chiti è una riflessione che riguarda non soltanto la politica, ma il destino delle nostre società democratiche, il rapporto tra tecnologia, informazione, partecipazione e libertà. Apriremo la stagione con un confronto di altissimo livello insieme a Padre Bernardo Gianni e Cristina Manetti, perché crediamo che oggi ci sia un enorme bisogno di pensiero critico e dialogo autentico”.
 
Che tipo di percorso culturale avete immaginato per il 2026?
“Un percorso molto trasversale. Attraverseremo epoche, linguaggi e discipline differenti. Dal Rinascimento con figure simboliche come Eleonora di Toledo, alla grande letteratura del Novecento con Pasolini, fino alla storia toscana raccontata dal presidente Eugenio Giani. Avremo poi ospiti del mondo dello spettacolo e della radio come Carlo Conti e Pierluigi Picerno, insieme a incontri dedicati a filosofia, poesia, storia e contemporaneità. Vogliamo che Villa Vittoria resti un luogo aperto, curioso e capace di parlare a pubblici diversi”.
 
Qual è oggi la sfida più grande per chi fa cultura?
“La vera sfida è creare profondità in un tempo dominato dalla velocità e dalla superficialità. Oggi tutto tende a essere consumato rapidamente, mentre la cultura richiede ascolto, tempo, confronto. Noi vogliamo andare in direzione opposta: costruire spazi dove non si venga soltanto per assistere a un evento, ma per partecipare davvero a un’esperienza di pensiero condiviso”.
 
Che cosa rappresenta personalmente per lei Villa Vittoria Cultura?
“Rappresenta una sfida vinta, ma soprattutto una responsabilità. Quando abbiamo iniziato sei anni fa sembrava quasi impossibile costruire a Firenze un format culturale libero, indipendente e continuativo all’interno di uno spazio così particolare. Oggi vedere una comunità che cresce stagione dopo stagione è la soddisfazione più grande. Significa che esiste ancora un forte bisogno di cultura vissuta non come élite, ma come esperienza collettiva e accessibile”.

Un messaggio finale per il pubblico?
“Vorrei invitare tutti a vivere Villa Vittoria Cultura non come una semplice rassegna, ma come uno spazio aperto di partecipazione. In un momento storico complesso, credo che la cultura possa ancora essere uno dei pochi luoghi capaci di creare dialogo, senso di comunità e libertà di pensiero. E oggi ne abbiamo più bisogno che mai”.
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