'Uno su 4 pensa di lasciare anticipatamente il lavoro'

AGGIORNATA - A tre anni dal decreto che stabiliva lo stop al loro utilizzo, i medici gettonisti - ovvero liberi professionisti spesso associati a cooperative che lavorano negli ospedali pubblici a chiamata e vengono retribuiti per il singolo turno - sono ancora presenti nella metà dei Pronto soccorso italiani. E intanto cresce il malessere dei camici bianchi: il 65% dei medici almeno una volta denuncia di aver sofferto una condizione di burn out ed è fuga dal Ssn con un medico su 4 che pensa al prepensionamento e il 20% di voltare le spalle al pubblico per il privato, mentre il 10% guarda oltreconfine. E' il quadro che emerge da un'indagine condotta dalla Federazione dei medici internisti ospedalieri (Fadoi) su un campione rappresentativo di tutte le Regioni, eccetto Basilicata e Valle d'Aosta, presentata in occasione del Congresso nazionale di Rimini dal 23 al 25 maggio.
    
Il Decreto legge 34 del 2023 ha limitato l'uso dei gettonisti, rendendolo possibile solo in via temporanea ed eccezionale, con la progressiva eliminazione dei contratti con cooperative di medici e il divieto di nuove forme di esternalizzazioni non giustificate. Se si considerano le Unità operative di medicina interna, l'indagine Fadoi rileva che effettivamente meno del 20% ne fa ancora in qualche misura uso.

Le cose però cambiano quando si punta la lente sui pronto soccorso, dove prestano la loro opera molti medici di medicina interna. Qui il ricorso alle esternalizzazioni avviene nel 54,8% delle strutture, spesso in assenza di specializzazione e di affiatamento con i team professionali dell'ospedale. E' il segno di una carenza di personale indicata come una priorità sulla quale intervenire da oltre il 57% dei medici. 

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In Toscana l'85% dei medici internisti descrive le condizioni di lavoro peggiorate o molto peggiorate e il 4% pensa di lasciare anticipatamente il lavoro. Questa la fotografia sullo stato di lavoro nei reparti di medicina interna della Federazione dei medici internisti ospedalieri presentata al 31/o congresso nazionale Fadoi di Rimini. "In Toscana - si spiega - il dato più forte riguarda il peggioramento percepito delle condizioni di lavoro, segnalato complessivamente dall'85% dei rispondenti" e "attribuibile in buona parte a burnout e carenze di personale, oltre alle inadeguate prospettive di carriera".

    
I professionisti che operano nelle medicine interne in Toscana risultano prevalentemente con contratti a tempo indeterminato (85%), solo nel 15% sono con contratto a tempo determinato o libero professionale. Il fenomeno della carenza dei medici è maggiormente rilevante nei pronto soccorso, specie di medie-piccole dimensioni: "Il problema, per i cittadini - si rileva -, non è soltanto 'chi' copre un turno, ma se il sistema mette i professionisti nelle condizioni di curare bene pazienti complessi e spesso non autosufficienti".

    
La percezione del peggioramento, si spiega ancora, "è molto forte. Il 65% dei medici internisti dichiara che la situazione è peggiorata rispetto all'inizio della carriera ospedaliera e il 20% la definisce molto peggiorata. Il 55% ha vissuto periodi di burnout e il 20% si sente attualmente in burnout. E uno su 4 pensa di lasciare anticipatamente il lavoro". Quando il burnout "riguarda una quota rilevante dei professionisti - osserva Fadoi -, il problema diventa organizzativo e non può essere lasciato alla resistenza individuale dei singoli medici". Ancora la priorità principale che emerge, secondo Fadoi, "è la riclassificazione delle medicine interne come reparti a medio-alta intensità di cura, indicata dal 75%. Seguono l'assunzione di personale medico e infermieristico, al 40%, e maggiori opportunità di carriera, al 35%".

"I dati regionali - conclude Fadoi - confermano che la medicina interna è uno dei punti nevralgici dell'ospedale: qui arrivano pazienti fragili, anziani, spesso con più patologie contemporaneamente. Per questo servono organici adeguati, team stabili e un riconoscimento coerente della complessità assistenziale. Non è una questione corporativa: ne va della salute dei medici, ma soprattutto della sicurezza dei cittadini".
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