Presentato oggi in commissione territorio del consiglio comunale di Firenze il nuovo Piano territoriale metropolitano (Ptm), strumento strategico quadro concepito per ridefinire le linee di sviluppo e l'equilibrio tra il capoluogo e l'intera area metropolitana.
L'illustrazione delle linee tecniche e conoscitive del Piano, si spiega in una nota, è stata curata dagli architetti della Città metropolitana, David Cardi e Daniela Angelini, mentre la relazione politica è stata introdotta dal consigliere metropolitano delegato alla Pianificazione territoriale di coordinamento, Massimo Fratini. Il percorso di redazione dell'imponente strumento urbanistico ha visto il contributo scientifico del Dipartimento di architettura dell'Università di Firenze. Il Ptm si configura come uno strumento cooperativo di coordinamento strategico, volto a tradurre sul territorio le visioni di area vasta e a governare le forti interdipendenze che legano quotidianamente il capoluogo ai comuni limitrofi. A delineare gli obiettivi strategici per il territorio comunale il presidente della commissione Renzo Pampaloni che ha dichiarato: "Questo Ptm non è un vincolo calato dall'alto, ma una griglia di opportunità basata sul dialogo istituzionale e sulla centralità dei Comuni. Per Firenze, gli elementi cardine toccano direttamente le competenze della nostra commissione: lo stop al consumo di suolo e il potenziamento dei progetti di rigenerazione urbana integrata. Dobbiamo trasformare i cosiddetti 'brownfields', ovvero quel vasto mosaico di aree industriali, artigianali dismesse e non più utilizzate, in veri e propri 'spazi opportunità' per la collettività, inserendo servizi e risposte all'emergenza abitativa senza intaccare il territorio rurale".
Per Fratini, "il Ptm costituisce uno strumento nuovo e sperimentale, specificamente finalizzato a semplificare e rendere più fluida e agile la pianificazione territoriale su scala metropolitana. La vera e principale novità metodologica risiede nell'introduzione delle schede metaprogettuali" che "si contraddistinguono per una spiccata natura operativa e per la capacità di affrontare le grandi questioni territoriali a 360 gradi, mettendo strutturalmente a sistema le varie strategie d'area vasta, incluse quelle di carattere economico e sociale".
L'illustrazione delle linee tecniche e conoscitive del Piano, si spiega in una nota, è stata curata dagli architetti della Città metropolitana, David Cardi e Daniela Angelini, mentre la relazione politica è stata introdotta dal consigliere metropolitano delegato alla Pianificazione territoriale di coordinamento, Massimo Fratini. Il percorso di redazione dell'imponente strumento urbanistico ha visto il contributo scientifico del Dipartimento di architettura dell'Università di Firenze. Il Ptm si configura come uno strumento cooperativo di coordinamento strategico, volto a tradurre sul territorio le visioni di area vasta e a governare le forti interdipendenze che legano quotidianamente il capoluogo ai comuni limitrofi. A delineare gli obiettivi strategici per il territorio comunale il presidente della commissione Renzo Pampaloni che ha dichiarato: "Questo Ptm non è un vincolo calato dall'alto, ma una griglia di opportunità basata sul dialogo istituzionale e sulla centralità dei Comuni. Per Firenze, gli elementi cardine toccano direttamente le competenze della nostra commissione: lo stop al consumo di suolo e il potenziamento dei progetti di rigenerazione urbana integrata. Dobbiamo trasformare i cosiddetti 'brownfields', ovvero quel vasto mosaico di aree industriali, artigianali dismesse e non più utilizzate, in veri e propri 'spazi opportunità' per la collettività, inserendo servizi e risposte all'emergenza abitativa senza intaccare il territorio rurale".
Per Fratini, "il Ptm costituisce uno strumento nuovo e sperimentale, specificamente finalizzato a semplificare e rendere più fluida e agile la pianificazione territoriale su scala metropolitana. La vera e principale novità metodologica risiede nell'introduzione delle schede metaprogettuali" che "si contraddistinguono per una spiccata natura operativa e per la capacità di affrontare le grandi questioni territoriali a 360 gradi, mettendo strutturalmente a sistema le varie strategie d'area vasta, incluse quelle di carattere economico e sociale".
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