Commercianti e residenti si confrontano sugli effetti delle nuove limitazioni. C’è chi teme un calo del turismo e chi vede una possibilità per rilanciare la residenza stabile

L’estensione del divieto di nuovi affitti turistici brevi ad alcune zone esterne al centro storico continua a far discutere. Se nell’area Unesco il problema dell’overtourism è ormai riconosciuto, nei quartieri più periferici molti operatori economici ritengono che il turismo rappresenti ancora una risorsa importante per attività commerciali, ristoranti e servizi. Tra le aree più interessate dal dibattito c’è il Pignone, considerato una naturale estensione di San Frediano e tra quelle che negli ultimi anni hanno registrato la crescita più marcata degli alloggi turistici.

Diversi commercianti esprimono preoccupazione per le possibili conseguenze del provvedimento. Alcuni sottolineano come una parte significativa della clientela sia composta proprio da turisti ospitati nei bed and breakfast e negli appartamenti della zona. Altri evidenziano anche il ruolo svolto dalle attività aperte fino a tarda sera nel garantire vitalità e presidio del territorio. Il timore è che una riduzione dell’offerta turistica possa tradursi in meno presenze e minori entrate per l’economia locale.

Non manca però chi sostiene la scelta dell’amministrazione comunale. Secondo alcuni residenti e operatori, l’aumento degli affitti brevi ha contribuito negli anni a ridurre la disponibilità di case per i fiorentini e a far crescere i canoni di locazione. Una posizione condivisa anche dal presidente del Quartiere 4, Mirko Dormentoni, che difende il regolamento come uno strumento necessario per tutelare il diritto alla casa e favorire il ritorno della residenza stabile nei quartieri. Il confronto resta aperto: da una parte le esigenze del tessuto economico legato al turismo, dall’altra la necessità di garantire un equilibrio tra sviluppo turistico e qualità della vita per chi vive in città tutto l’anno. Lo scrive la Nazione. 

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