Il complesso immobiliare di via Bufalini, l’ex sede della Cassa di Risparmio a pochi passi dal Duomo, rischia di diventare il simbolo delle contraddizioni legate alla stretta sugli affitti turistici nel centro storico di Firenze. Nell’edificio, di circa 18mila metri quadrati e di proprietà della società Namira, sono in fase di realizzazione 150 appartamenti destinati al mercato delle locazioni brevi, nonostante il regolamento comunale che ha introdotto il blocco delle nuove autorizzazioni nell’area Unesco.
La vicenda nasce da una convenzione urbanistica firmata nel 2017 tra il Comune e la proprietà, che prevedeva la realizzazione di appartamenti a destinazione residenziale senza però escludere esplicitamente l’utilizzo per affitti turistici. Successivamente, una variante urbanistica approvata nel 2025 ha escluso il complesso di via Bufalini dal perimetro del divieto, accogliendo un’osservazione presentata dalla società. Proprio su questi elementi si è basato il Tar della Toscana, che ha accolto il ricorso di Namira ritenendo legittima la possibilità di destinare gli appartamenti agli affitti brevi.
La sindaca Sara Funaro ha già incaricato l’avvocatura comunale di valutare un appello al Consiglio di Stato. Nel frattempo il caso apre interrogativi più ampi sull’efficacia del regolamento comunale. Secondo il consigliere di Sinistra Progetto Comune Dimitrij Palagi, il complesso di via Bufalini potrebbe non essere un caso isolato. Anche la consigliera di Firenze Democratica Cecilia Del Re teme che altri proprietari possano rivendicare diritti acquisiti sulla base di precedenti convenzioni urbanistiche o autorizzazioni ottenute prima dell’entrata in vigore delle nuove regole. Una questione che potrebbe avere ripercussioni importanti sulla strategia del Comune per contenere l’espansione degli affitti turistici nel centro storico. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
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