Crescono le risorse destinate a inclusione, ricerca e sostegno alle persone fragili. Finanziati in regione 17 progetti, molti dei quali legati alla ricerca medica e sociale

Il Fondo di Beneficenza di Intesa Sanpaolo aumenta la propria capacità di intervento e per il 2026 mette a disposizione 30 milioni di euro, il 25% in più rispetto all'anno precedente. Le risorse saranno destinate principalmente a sostegno della persona, formazione, istruzione, supporto ai giovani e iniziative di solidarietà, con le domande già aperte attraverso il portale della banca.

La Toscana si conferma tra le principali beneficiarie dei contributi. Nel 2025 sono stati assegnati circa 1,45 milioni di euro a 17 progetti sviluppati totalmente o parzialmente sul territorio regionale, collocando la regione al sesto posto in Italia per finanziamenti ricevuti. Tra gli interventi sostenuti figurano cinque progetti di ricerca medica, realizzati soprattutto con il coinvolgimento dell’Università degli Studi di Firenze e dell’Università degli Studi di Siena, oltre a iniziative di ricerca sociale dedicate alla tutela dei minori vittime di abusi e all'assistenza dei richiedenti protezione internazionale.

Tra i progetti finanziati spicca anche “Azioniamo il Genere”, promosso dall’365giornialfemminile APS e sviluppato in undici comuni della Valdinievole. Complessivamente, nel 2025 il 99% delle risorse del Fondo è stato destinato a persone fragili, famiglie in difficoltà, giovani e donne vulnerabili.

Secondo il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, il Fondo ha sviluppato negli anni la capacità di intercettare i nuovi bisogni sociali e indirizzare le risorse verso le emergenze più rilevanti. Dal 2016 al 2025 sono stati finanziati oltre 8.500 progetti con investimenti superiori a 154 milioni di euro, raggiungendo più di 10 milioni di persone. Tra le priorità del biennio 2025-2026 figurano il welfare sanitario di prossimità e la ricerca medica, con particolare attenzione ai tumori, all’osteoporosi e all’intelligenza artificiale applicata alla diagnosi. Lo scrive Repubblica. 

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