Per Luciana Bolognesi la nascita della Repubblica ha l’immagine semplice e potente di un ballo in piazza. «Mamma e papà erano giovani, liberi e pieni di ideali. Festeggiarono così la vittoria della Repubblica», racconta ricordando il giugno del 1946, quando aveva appena dieci anni.
Originaria del Polesine, Luciana arrivò in Toscana con la famiglia nel dopoguerra, quando il padre trovò lavoro come capo mugnaio a Poggibonsi. I suoi genitori avevano partecipato attivamente alla Resistenza: lui come partigiano, lei come staffetta. Ricorda ancora le riunioni clandestine, la stampa dei volantini contro il regime e il clima di speranza che accompagnò la fine della guerra e la nascita dell’Italia democratica.
Il referendum tra Monarchia e Repubblica rappresentò per la sua famiglia un momento di grande partecipazione civile. «C’era entusiasmo, voglia di ripartire e di costruire una società più giusta», racconta. Un’atmosfera che, nonostante il passare degli anni, è rimasta viva nei suoi ricordi.
Anche dopo la guerra l’impegno civile e politico continuò a essere parte della sua vita. Luciana ricorda il suo primo voto, l’attenzione costante all’informazione e la partecipazione alle battaglie democratiche. Dall’ascolto clandestino di Radio Londra durante il conflitto fino all’impegno nelle scuole per raccontare ai giovani cosa significò vivere sotto una dittatura.
Oggi, a 90 anni, continua infatti a incontrare studenti per trasmettere la memoria della Resistenza e della nascita della Repubblica. «Mi piace che non si perda il ricordo di quegli anni», spiega, convinta che la conoscenza della storia sia fondamentale per formare cittadini consapevoli.
Guardando all’Italia di oggi, individua nella piena parità tra uomini e donne una delle sfide ancora aperte. Ma resta fiduciosa nelle nuove generazioni e nel valore della partecipazione. E se le si chiede cosa vorrebbe recuperare del passato, la risposta è immediata: «La leggerezza di quel ballo». Lo scrive la Nazione.
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