La direttrice della Nefrologia del Meyer riflette sull’80° anniversario della Repubblica, sul ruolo delle donne, sulla fuga dei talenti e sulle sfide della sanità pubblica

Il ricordo del primo voto delle donne e lo sguardo rivolto alle nuove generazioni. Nel giorno dell’80° anniversario della Repubblica italiana, Paola Romagnani, professoressa dell’Università di Firenze e direttrice della Nefrologia del Meyer, parte dalla storia della propria famiglia per riflettere sul valore della partecipazione democratica e sulle sfide che attendono il Paese.

A raccontarle il referendum del 2 giugno 1946 furono la nonna Felicina e la zia Neda, che le descrivevano l’entusiasmo con cui le donne si presentarono alle urne per la prima volta. «Si misero il vestito buono, era un avvenimento e lo sapevano», ricorda Romagnani.

Per la docente, oggi la sfida non è più conquistare il diritto di voto, ma convincere i giovani a partecipare alla vita pubblica. «Occorre smentire l’idea che non possa cambiare nulla», spiega, sottolineando come il coinvolgimento delle nuove generazioni sia fondamentale per il futuro della democrazia.

Tra i temi affrontati c’è quello delle opportunità offerte ai giovani. Secondo Romagnani il talento è distribuito ovunque, ma non tutti hanno le stesse possibilità di svilupparlo. «Oggi i giovani hanno opportunità ridimensionate rispetto al passato» e il rischio è quello di disperdere competenze e potenzialità che potrebbero rappresentare una risorsa per il Paese.

Particolare attenzione viene dedicata anche alla condizione femminile. Pur riconoscendo i progressi compiuti negli ultimi decenni, la direttrice del Meyer evidenzia come molte donne continuino a rinviare scelte importanti, come la maternità, a causa delle difficoltà legate ai ritmi lavorativi e alla costruzione della carriera professionale.

Sul fronte della ricerca e della medicina, Romagnani conferma che molti giovani professionisti scelgono di trasferirsi all’estero. A incidere sono diversi fattori: stipendi bassi, fondi limitati per la ricerca, costi elevati della vita e degli affitti nelle città universitarie. «Tra pochi fondi per la ricerca, stipendi bassi e minor indipendenza, tanti vanno all’estero», osserva.

Non manca però un richiamo alle eccellenze presenti in Toscana, dal Meyer alla Scuola Sant’Anna di Pisa, passando per il Cnr e numerose realtà ospedaliere e universitarie di alto livello.

Guardando al futuro della professione medica, Romagnani esprime preoccupazione per il progressivo calo di giovani che scelgono questo percorso. «I giovani che lo fanno sono sempre meno» e questo potrebbe avere conseguenze significative sulla tenuta della sanità pubblica nei prossimi anni.

Nel suo messaggio conclusivo, la docente richiama il valore dell’autodeterminazione e della libertà di scelta, ricordando la storia della madre, che non poté frequentare l’università perché all’epoca la famiglia privilegiò gli studi del figlio maschio. Un’esperienza che le ha insegnato quanto sia importante difendere diritti e opportunità conquistati nel tempo.

«I diritti e le opportunità non sono scontati», conclude Romagnani. «Vanno mantenuti e difesi, così come una società e una sanità che siano davvero uguali per tutti». Lo riporta il Corriere Fiorentino. 

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