Un viaggio nella memoria familiare e nelle proprie origini. Lo scrittore Emmanuel Carrère ha visitato per la prima volta Villa Bosco Bello, la storica tenuta tra Firenze e Fiesole che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento appartenne alla sua bisnonna, la contessa russa Olga Komarovskij.
La visita, avvenuta in occasione della sua presenza a Firenze per il festival letterario “La città dei lettori”, ha rappresentato per l’autore di Kolchoz un momento particolarmente intenso. «È la cosa più emozionante che ho fatto in Italia», ha confessato prima di varcare il cancello della proprietà.
Accolto dagli attuali proprietari, la famiglia Sabatini, Carrère ha potuto finalmente esplorare la villa, il giardino all’italiana, il lago e il vasto parco boschivo che circondano la residenza. Un luogo che aveva raccontato anche nel suo libro Kolchoz, dedicato alle vicende della propria famiglia, ma che fino a oggi non era mai riuscito a visitare personalmente.
Particolarmente apprezzato il dono ricevuto da Claudio Sabatini: una copia della brochure originale con cui la sua bisnonna aveva messo in vendita la tenuta, corredata da fotografie storiche della villa e del parco. «È un tesoro. Non avevo mai visto queste immagini. Lo è per me e per mio zio Nicolas», ha commentato lo scrittore.
Durante la visita, Carrère ha ripercorso la storia della dimora, un complesso dalle origini trecentesche passato nei secoli attraverso alcune delle più importanti famiglie fiorentine, dagli Albizzi ai Rinuccini, fino ai proprietari ottocenteschi legati alla sua famiglia.
Tra emozione e curiosità, lo scrittore ha visitato ogni angolo della proprietà, definendola una «vera bellezza». Alla domanda su quale musica associ a quel luogo così ricco di ricordi, ha citato Chopin, Bach, Debussy e naturalmente i compositori russi.
«Questa visita è un dono», ha concluso Carrère. «È come ritrovare la mia famiglia in Italia». Un’esperienza che ha trasformato le pagine di Kolchoz in una realtà tangibile, riportandolo nei luoghi che hanno segnato la storia della sua famiglia oltre un secolo fa. Lo scrive la Nazione.
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