Presentato in sede Regione il romanzo 'Via di Caciolle, Patrasso'

Furono circa 2mila le persone che dalla Grecia, in particolare da Patrasso, dove erano emigrate le loro famiglie alla fine del 1800, trovarono ospitalità a Firenze alla fine della Seconda guerra mondiale, nella vecchia caserma del Genio civile di via della Scala, che rimarrà un Centro profughi fino al 1956. Da via della Scala la comunità si trasferirà solo alla fine degli anni cinquanta, nelle case popolari in via di Caciolle per andare a lavorare nella Pignone, alla Gover, al mercato di san Lorenzo.
    
Le loro vicende vengono ricostruite nel libro 'Via di Caciolle, Patrasso' di Spiros Stella, attraverso una storia familiare e personale. Il romanzo è stato presentato a Firenze a Palazzo Strozzi Sacrati dallo stesso autore assieme al presidente della Regione Eugenio Giani e, fra gli altri, il consigliere regionale Marco Stella.

   
"Ho voluto scrivere questo libro per onorare la promessa fatta a mio padre che non voleva che questa storia, con tutti i suoi aspetti affettivi, personali e collettivi, fosse dimenticata. Una vicenda di arrivi, ritorni e partenze", dice Spiros Stella, nato a Patrasso nel 1944 e arrivato l'anno successivo a Firenze, insieme ai genitori.

    
"Il quartiere dei Greci, così veniva chiamata la zona di via di Caciolle - ricorda Eugenio Giani - nasce negli anni Cinquanta in quei palazzi di nuova costruzione, edificati con le risorse stanziate dalla legge Fanfani per favorire l'edilizia economica e popolare e rispondere alla fame di alloggi del secondo dopoguerra del secolo scorso che interessava non solo i fiorentini, ma anche questa corrente di re-immigrazione raccontata nel libro con grande dignità e con molta chiarezza. Firenze e la Toscana hanno vissuto nel corso della loro storia importanti flussi di immigrazione, re-immigrazione e momenti dove la vita di comunità diverse si sono intrecciate costruendo spesso percorsi importanti e significativi di condivisione umana e culturale".

    
"Via di Caciolle non era un ghetto ma un luogo di sogni, speranze, crescita - afferma Marco Stella -. È stata una specie di laboratorio dove si sperimentò la convivenza fra persone di culture completamente diverse".
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