Spazi abbandonati, la Toscana punta sugli usi temporanei per rigenerare città e comunità
Da Livorno a Follonica, fino a Pisa, Siena e Mugello: edifici dismessi e aree inutilizzate diventano laboratori di innovazione sociale, cultura e inclusione
08Giu202607:19
Ex fabbriche, chiese sconsacrate, rimesse e ville inutilizzate potrebbero presto tornare a vivere grazie a nuovi progetti di riattivazione temporanea promossi dalla Regione Toscana. L'obiettivo è sperimentare nuove funzioni sociali, culturali, educative ed economiche negli spazi abbandonati, in attesa della loro definitiva riqualificazione. Del progetto Impetus si discuterà nei prossimi giorni a Firenze e Livorno, con un focus dedicato agli usi temporanei e all'urbanismo tattico, ovvero interventi rapidi e a basso costo per testare nuove modalità di utilizzo degli spazi pubblici.
Le esperienze più avanzate sono quelle degli Hangar Creativi di Livorno e dell'area ex Ilva di Follonica, sostenute con un finanziamento regionale di 1,4 milioni di euro proveniente dal Fondo Sociale Europeo Plus 2021-2027. A Livorno gli ex depositi Atl di via Meyer sono già diventati sede di mostre, spettacoli ed eventi, con l'obiettivo di trasformarsi in un polo di innovazione sociale e inclusione. A Follonica, invece, gli spazi dell'ex area industriale vengono utilizzati per sperimentare nuovi servizi e attività prima del completamento della rigenerazione urbana.
Accanto a queste iniziative, Regione Toscana, ANCI Toscana e Lama Impresa Sociale hanno selezionato quattro progetti pilota tra le 25 proposte arrivate da 16 comuni. A Borgo San Lorenzo l'ex calzaturificio sarà trasformato temporaneamente in un hub per giovani; a Siena Villa Rubini ospiterà attività sociali, culturali ed educative; a Pisa nascerà il progetto Binario Verde con un nuovo percorso ciclopedonale; mentre a Cinigiano l'ex chiesa di Santa Rita diventerà uno spazio dedicato alla promozione del territorio. «Se le funzioni temporanee hanno successo, bisogna dare loro una possibilità anche dopo la riqualificazione definitiva», sottolinea Simone Gheri. Lo scrive Repubblica Firenze.
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